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La vita è come un dente

La vita è come un dente

Una raccolta di ventuno poesie comprendente le dodici Cantilènes en gelee del 1949, tradotte per la prima volta in italiano e corredate dal testo originale a fronte. In chiusura di volume tre prose, di provenienza varia, che affrontano con impudenza argomenti piuttosto seriosi come la corruzione politica o il ruolo dello scrittore...

“La vita è come un dente / dapprima non lo si cura / ci si accontenta di masticare, / e poi di improvviso si guasta / comincia a farvi male, e ci si accorge / che c’è e che va curato con tanti grattacapi, / e per far sì che guarisca veramente, / bisogna estirparla poi, la vita”. Basterebbero questi pochi versi, posti significativamente prima dell’introduzione al libro, per mostrare il grande talento di questo scrittore-poeta-musicista (e tanto altro) a tutti coloro che non conoscessero l’opera di Boris Vian. E probabilmente, proprio per questo motivo, Stampa Alternativa ha scelto di intitolare La vita è come un dente questa preziosa raccolta, contenente alcuni degli esempi migliori della poesia di Vian. Una poesia caratterizzata da una lingua densa di neologismi, giochi di parole e storpiature varie, che va di pari passo con quella da lui utilizzata nelle prose e nella vita di tutti i giorni. Infatti per Vian, come sottolinea il traduttore e curatore Pasko Simone nell’interessante introduzione, “l’euforia linguistica e il gusto della beffa vogliono occultare quell’amarezza di fondo che occupa ogni gesto dell’esistenza, ogni angolo di questo mondo”. Questa sorta di fuga dai ristretti limiti della realtà, attuata inventando una lingua ‘nuova’, iconoclasta e blasfema, scandalizzò i benpensanti nella Francia del secondo dopoguerra. D’altronde nelle Poesie in gelatina Vian si prende gioco di tutti i generi poetici alla moda (dal surreale, al pornografico, dall’intimistico all’amoroso, eccetera) e, sin dal titolo della raccolta, si può intuire come i suoi versi mirino a creare una sorta di parodia del sentire poetico: le dediche ‘storpiate’ (come quella all’illustre collega Jacques Prévert, chiamato Pré-vence) non fanno che confermarlo. In questi termini non stupisce che il successo dei suoi scritti non fu immediato ma, come accade sovente alle menti di genio, postumo, grazie anche ai giovani protagonisti del ’68 francese che rimasero affascinati dalla libertà assoluta di Vian verso qualsiasi forma di costrizione.