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Le cose del mondo

Le cose del mondo

Il viaggio appreso e vissuto come strumento per comprendere la realtà attraverso prospettive alternative, per andare oltre la vana apparenza, allontanarsi dalle visioni a noi solite per cogliere gli oggetti che ci appaiono sfuggenti, il movimento “... fa presenti a un tratto le ignote e le distanti, / rendendo le vicine subito vacanti (si intende le cose)”. La partenza è l’inizio di una nuova vita, i viaggi nel loro avvicendarsi sono come esistenze parallele, sono animati dall’interesse per l’ignoto e per l’inconsapevolezza, è d’obbligo riflettere su ogni loro caratteristica per avvicinare e circoscrivere la realtà quotidiana, vista in una luce che illumina l’alterità. Eppure al momento della partenza è spesso inevitabile che il poeta viaggiatore sia emozionato, senta di non saper prendere una decisione, evitare l’ignoto o partire, e una volta risoltosi per la seconda alternativa trascorre la notte nell’agitazione, angosciato da incubi che palesano le sue paure inconsce “Il sogno è che una volta andato / trovando invece un treno non segnato / sia sceso per istinto nel posto non voluto...”. Con la partenza le situazioni inaspettate si sprecano, come quando il treno si muove lentamente e il passeggero attento, anche se prigioniero della confusione di voci e movimenti e nauseato da vari odori sgradevoli, scorge nelle abitazioni a lato dei binari le sagome di persone che si muovono, inconsapevoli di essere spiate procedono nel cammino quotidiano che chiamano vita “Ombra tra le ombre che fuggono di scena / con il treno che riprende il movimento.” Oppure se nel vagone letto a fianco si sentono i rumori di due innamorati, che celebrano i loro sentimenti abbandonandosi al sesso passionale, rumoroso; l’effetto uditivo giunge chiaro, così si rende inutile per chi tende l’orecchio immaginare le pose erotiche dei corpi che si congiungono “Non riesco a figurarmi che si spoglia / e gli si stende accanto, e non riesco / neppure a immaginarla che sta nuda / o in sottoveste...”. La diversità e la varietà si fondono al consueto, si alternano a immagini ben conosciute dal poeta viaggiatore, come le stazioni consumate dal tempo e dall’incuria umana, luogo che al contempo suscita tristezza e forti emozioni. Poi il viaggio finisce, ma non la ricerca delle “cose del mondo”...

Una raccolta scritta in un ampio arco di tempo, che attraversa una buona parte della vita del suo autore, dalla giovinezza alla piena maturità. Mentre si compiva questo lungo progetto, uscivano altre sillogi sempre di Ruffilli, pensate per essere completate in breve. Ne Le cose del mondo prevale una poesia prosastica, narrativa ma anche riflessiva, adatta per scaricare nei versi le tensioni emotive, per comunicare la propria visione della realtà prima a se stesso, poi agli altri. Gli strumenti classici della poesia come le figure retoriche sono ridotti al minimo, il ritmo emerge per lo più nelle rare rime e assonanze. Il linguaggio, non sempre facile da comprendere, è quotidiano, si modella sui fatti e sugli oggetti che vengono narrati. L’autore divide la raccolta in alcune sezioni palesemente legate tra di loro. Si inizia con il viaggio come metafora dell’esistenza umana, per poi passare alla comunicazione con la figlia, la componente essenziale di quella realtà che Ruffilli vive, come se la dovesse attraversare continuamente seduto comodamente nello scompartimento di un treno. Alla figlia il poeta ribadisce il messaggio fondamentale che emerge tra le liriche: mai piegarsi alla ragione, che rende servi e limita al conformismo, l’uomo deve lasciarsi guidare dalle emozioni e dall’istinto. Seguono versi dedicati a oggetti a noi prossimi, semplici strumenti della vita visti sotto una luce nuova, e alle parti del corpo umano, analizzate nelle loro specificità e nei modi di dire che le identificano. Lo studio sulla parola, come sempre accade nella poesia a vari livelli, è il fulcro dell’opera di Ruffilli, non è da stupirsi se sul finale l’autore dedica una sezione alle capacità della parola di dare forma a qualcosa di indistinto, che arriva all’uomo da una profondità di per se stessa incomprensibile. Paolo Ruffilli è poeta e critico letterario. Ha lavorato venti anni presso la Garzanti e attualmente è impegnato con la collana “Biblioteca dei leoni”. Si è occupato di vari autori classici italiani e stranieri, tra i quali Foscolo, Leopardi e Tagore. È il curatore dell’antologia online Italian poetry: la poesia italiana contemporanea, dal Secondo Novecento ad oggi insieme a Giovanni Raboni.