Le cose imperfette

Le cose imperfette

“Quando non ci sei non dormo / quando non ci sei ho freddo / È molto semplice, è tutto qui”. Cos’è in fondo l’amore, se non un tutto che avvolge e comprende la vita stessa? Qualcosa che ci accompagna in tutto e che, se manca, travolge le cose basilari, le cose grandi come le cose piccole (“Oggi niente, oggi yogurt magro / foglio bianco, non immagino / i luoghi del Brasile dove / sposti il passo, l’obbiettivo / aggiungo cereali…”), in un confondersi di nostalgia e di cose del presente, anche le più normali, quotidiane. In aiuto, per scacciare la mancanza dell’altro cuore, può accorrere la lettura: “Stasera è Cormac McCarthy che viene / a tendermi la mano, la stretta della prosa: /- la maniera che conosco di pregare”. A volte il presente arriva brutale, così impattante e corrosivo che la poesia non è più un misto di nostalgia e di qualcos’altro che accade, ma è solo e solamente espressione emotiva per il “qualcos’altro che accade”, qualcosa di talmente orribile che lo si affronta con un superamento/cancellazione del sentimento, come la sterilità della matematica (“Settecento diviso cento / fa sette. Cento file da sette / sul lungomare, non ci stanno / Divido settecento per dieci: / fa settanta, sono morti…”) oppure con una tentata speranza (“Un corpo morto s’abbraccia / a sua madre, c’è vita / in questa doppia morte / così l’acqua dello stretto / appiccica col sale, non separa”)…

Gianni Montieri, napoletano di Giugliano trapiantato a Venezia, ha al suo attivo altre due raccolte poetiche, scrive per alcune riviste culturali e per “Huffington Post”. Le poesie presenti in questa sua terza pubblicazione (scritte tra il 2013 e il 2019) sono poesie concrete, sono storie che hanno un corpo e un nome, celebre (Michele Mari, Cormac McCarthy, David Bowie, per dirne alcuni) o sconosciuto. Sono testi che raccontano, di sé ma anche del rapporto tra il sé e l’Altro, di due entità che condividono lo stesso presente, prese in attività e latitudini diverse. Non si resta trafitti nel fiato, non vibrano le costole né la maggior parte delle chiuse lasciano un’eco. Ma così come ci sono stili diversi, così come ogni poeta ha un suo segno, ogni lettore (che sia per piacere o per professione) ha una sensibilità propria e un gusto differente, personale e assolutamente rispettabile. Ciò che deve mettere bene o male tutti d’accordo è se, oggettivamente, si tratti di Poesia. Non v’è dubbio che Montieri la scrive. E scrive una poesia che pur estratta dal suo Io non resta lì, ferma e autobiografica, ma si apre, fa entrare il mondo e le sue storie, le cose piccole come le cose grandi. Pur non avendo avuto il sussulto che personalmente mi aspetto e che cerco dalla poesia (e si ritorna al discorso di cui sopra) ne consiglio comunque la lettura. La foto è di Dino Ignani.



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