Per le sei corde - Milonghe

Per le sei corde - Milonghe
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“Nel modesto caso delle mie milonghe, il lettore deve supplire all’assenza della musica con l’immagine di un uomo che canticchia, sulla soglia dell’androne di casa o all’osteria, mentre si accompagna con la chitarra. La mano indugia sulle corde e le parole contano meno degli accordi”. Cosa canta quell’uomo? La storia “dei due fratelli Iberra, / gente d’amore e di guerra, / senza pari nel pericolo”, che si sono battuti rinverdendo l’eterna vicenda di Caino e Abele. Racconta di don Nicanor Paredes, il “ras” del barrio Palermo, popoloso quartiere di Buenos Aires, “i baffi un po’ ingrigiti / ma lo sguardo luminoso / e all’altezza del cuore / il rigonfio del coltello. / Il coltello di una morte / della quale non voleva / raccontare; brutta storia / di dadi o corse di cavalli”. O narra di Servando Cardoso, che “visse uccidendo e fuggendo”, e che venne forse tradito da una donna; o ancora, di Manuel Flores, che attende la morte all’alba, e già prende commiato dal suo corpo, osservando le vene che segnano le sue mani con stupore, “come se fossero d’altri”. E del resto nulla può sorprenderci del destino di ognuno, poiché “questa è cosa risaputa; / morire è un’abitudine/ che la gente sa osservare”. O, ancora, di Alejo Albornoz, che con i suoi amori ed i suoi duelli nel quartiere del Retiro, si è attirato addosso l’odio di nemici implacabili: “…a lui piacerebbe / sapere che oggi la sua storia / la racconta una milonga. / Il tempo è oblio ed è memoria”…

Undici milonghe, undici racconti concepiti in forma di canzone, brevi componimenti in versi scritti da Jorge Luis Borges per scavare nelle storiche fondamenta di questo ballo tradizionale, e tracciare una linea di separazione netta tra la danza sensuale, struggente, sentimentale che oggi conosciamo, e quella suonata e cantata “nei bordelli di Buenos Aires, di Montevideo, di Rosario o de La Plata”, come avrebbe efficacemente descritto nel 1965 in una delle quattro conferenze di recente raccolte nel saggio Il Tango (Adelphi, 2019). I testi dei brani riprendono storie tramandate negli ambienti popolari e che l’autore aveva ascoltato probabilmente sin da bambino: protagonisti erano di solito uomini violenti, coraggiosi, abili nei duelli all’arma bianca (i “cuchilleros” della Milonga dei due fratelli); antieroi dai destini ineluttabili (“Ogni uomo, lo sappiamo, / ha un contratto stipulato / con la morte. Ad ogni angolo / può aspettarlo la sventura”), salvati dall’oblio attraverso una narrazione dal sapore epico di fatti di sangue che divengono vere e proprie “mitologie dei sobborghi”, come avrebbe detto in un celebre passo anni dopo, capaci di offrire ad un intero popolo un elemento identificativo in cui provare a specchiarsi e a riconoscersi. l testi originali delle milonghe, riportati nella seconda metà del volumetto, consentono al lettore di ascoltare ed apprezzarne gli arrangiamenti, curati da artisti del calibro di Astor Piazzolla, con cui Borges avrebbe firmato il disco El Tango in cui avrebbero trovato posto la Milonga di Jacinto Chiclana, (https://www.youtube.com/watch?v=SU9CIZNcz-8) e A don Nicanor Paredes, di cui ha proposto una intensa interpretazione anche Francesco Guccini (https://www.youtube.com/watch?v=looTFd338Fg). Per i cultori, un’opera che aggiunge un tassello non secondario al mosaico caleidoscopio lasciatoci in eredità dallo scrittore argentino.



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