Salta al contenuto principale

Moti moventi

Moti moventi

La poetessa si lascia attrarre dal movimento dei corpi, dalla loro semplice plasticità, simbolo del cambiamento continuo che interessa ogni componente del reale; desidera comprendere a fondo il legame tra la vita dell’uomo e l’ambiente che lo accoglie. L’incontro con le persone e con gli oggetti non è sempre godibile, si creano a volte traumi da subire, allora la materia “...da cui sperava di tenersi a riparo / si mischia con ciò / che lo abbandona alla lacerazione...”, ma a salvaguardare il diritto alla felicità proprio della natura umana è la leggerezza, immaginata e vissuta come una bolla che si rivela “...un’elegante protesi d’occorrenza...”. Dalla bolla della felicità ci è consentito di ritrovare noi stessi, di riscoprire la capacità di comprendere e affrontare i problemi, pensare di risolvere un enigma anche solo affidandosi unicamente a un’ipotesi di soluzione, mentre guardiamo il vuoto sotto di noi. È la condizione del poeta. I movimenti fisici si alternano ai movimenti della mente, capace di rielaborare visioni, rumori e altre sensazioni in una dimensione alternativa “forme ritmate gli assicurano / accessi acrobatici verso la crosta stellare...” Per conservare le proprie divergenze ed essere in contrapposizione con la mente comune, allo scopo di maturare uno schema mentale personale per concepire la realtà, per salvaguardare il tesoro inviolabile della conoscenza, anche se sbilanciarsi oltre il conformismo comporta dolore, è come calpestare “...la scheggia di vetro...”, così “...il suo equilibrio deborda...”. La monotonia consentita dalle regole sociali è descritta con la metafora del metronomo, strumento della ripetitività assoluta da rompere, con irruenza e decisione, senza timore degli eventi che si pongono al di là della sorte che ci è imposta. La comprensione resta inevitabilmente l’obiettivo da raggiungere, ci si deve svegliare da un torpore deleterio e accettare che “...nel giro d’ombra che inghiotte / l’universo si rappresenta senza conclusioni...”, perché niente è vano come aver paura dell’infinito, da accogliere per aprire la nostra mente a quanto non ci è stato ancora rivelato...

Carla Paolini è autrice di una silloge che, a ben vedere, assume le forme stilistiche di un poema, nel momento in cui si considera il succedersi dei componimenti come una lunga narrazione dedicata all’uomo e al suo rapporto con il reale e l’irreale. Sul piano della metrica la poetessa inizia sempre da una strofa di cinque versi, in cui evoca un movimento del corpo o della mente – quest’ultimo inteso come stimolo a capire –, seguita da una terzina dove si amplia la riflessione, tendendo all’idea dell’infinito. Una narrazione snella per un’opera che si assimila in breve tempo, anche solo in una sera, malgrado il linguaggio spesso complesso e le riflessioni difficili da interpretare. Una lettura per apprezzare il racconto in versi, dentro cui Carla Paolini sembra nascondere il riferimento a un demiurgo sul modello del dio de La repubblica di Platone, che richiede all’uomo di comprendere l’anticonformismo come manifestazione della sua intelligenza. Perché è proprio in una visione non convenzionale dell’esistenza che sono recuperati i valori per l’autrice assolutamente da difendere, la conoscenza e la concezione dell’infinito. Poetessa, scrittrice e traduttrice, Carla Paolini è nata a Mantova, ma da diverso tempo vive e lavora a Cremona. Dopo la raccolta Installazioni, edita da Anterem nel 2015, l’autrice torna a dedicarsi in Moti moventi a una poesia dov’è essenziale l’aspetto visivo. Infatti, se nella silloge precedente ogni componimento era come un’immagine presa da una galleria di opere d’arte, anche in quest’ultimo libro il movimento dei corpi e le sue conseguenze sollecitano la mente del lettore a operare a livello figurativo. L’immagine è una componente costante nell’opera di Carla Paolini, viene evocata per rendere suggestiva la poesia e per attrarre l’attenzione del lettore in prosa. Questo legame ha origine dai suoi studi universitari, dalla tesi di laurea scritta per indagare il ruolo dell’immagine nel linguaggio della pubblicità. La carriera letteraria di Carla Paolini è iniziata nel 1993 con Impronte digitali, a cui sono seguite altre raccolte attraverso cui il suo stile ha avuto un processo di maturazione. Oltre a esprimersi in versi, è autrice di storie per ragazzi, prose poetiche e traduzioni. Tra le sue pubblicazioni più recenti è da ricordare Gli oggetti da favola, edito nel 2017 da NETtarget.