Non domandarmi nulla

«L’ombra della mia anima / fugge in un tramonto di alfabeti, / nebbia di libri / e di parole. / L’ombra della mia anima! / Sono giunto alla linea dove cessa / la nostalgia, / e la goccia di pianto si trasforma / alabastro di spirito.». Canta di aver perso le parole, Federico García Lorca, sublimate nel sentimento puro del dolore profondo, forse dello sconforto che lo coglieva nel dicembre della Madrid del 1919. Eppure invoca ancora l’usignolo a cantare, sprona quella voce, che esce – eccome - a scaricare tanta elettricità creatrice. Parlano di amore, di stagioni, parlano l’uno dell’altro Machado e Lorca. Questi racconta le passeggiate immaginifiche dell’altro con la Natura, di cui interpreta le parole ai più avulse «Il poeta comprende / tutto l’incomprensibile, / e le cose che si odiano, / lui, le chiama amiche. / Sa che i sentieri / sono tutti impossibili, / e per questo la notte / li cammina con calma.», mentre l’altro ne evoca la passeggiata finale, da pari a pari, con la morte «Fu visto camminar con Lei da solo, / senza paura alcuna della falce. / - Già il sole di torre in torre, i martelli / sull’incudine- incudine e incudine delle fucine. / Parlava Federico, / corteggiando la morte. / Lei ascoltava»…

Con il suo titolo dichiaratamente lorchiano, Non domandarmi nulla rappresenta la sintesi dello Scarabicchi poeta e del traduttore. Oltre alla meravigliosa essenza delle parole di Antonio Machado e di Federico García Lorca, l’autore-assemblatore si infiltra nelle pagine attraverso il suo personale modo di trasporre la poesia di due dei più grandi, e non solo grandi, ma letti, riletti e amati, scrittori in versi dell’intero Novecento. L’operazione, a fronte di ciò, richiede molta attenzione nel reinterpretare figure tanto note e introiettate dai lettori c’è necessità di non offendere o primeggiare sulla memoria. Ci si riesce benissimo in questo volume, in cui la raffinatezza delle personalizzazioni non fa che arricchire le parole di pietra lavica che, seppure piene di lapilli ardenti sotto i piedi degli amanti dei due poeti spagnoli, hanno perso i germogli freschi della prima scoperta. Le variazioni rispetto alla norma - che poi molto spesso sono, paradossalmente, la rigorosa attinenza lessicale al registro medio, tanto più vicino agli originali di altre trasposizioni perse in voli metaforici - lasciano spuntare boccioli verdissimi sotto i passi del lettore, dicendo molto altresì sull’approccio realistico dello Scarabicchi traduttore ma ancora di più sulla sensibilità dello Scarabicchi poeta.



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