Non raccontarmi il cielo

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Il tempo si accumula diventando storia e memoria sulla faccia di chi invecchia. Resta solo “il respiro affannoso di chi sta combattendo / con il mondo / e sta vincendo / nonostante tutto”. Ma è davvero possibile raggiungere la vittoria in questa realtà effimera e fittizia? La verità è che l’uomo vaga sconfitto “nello stesso mondo / che gira / allo stesso modo. / Da sempre”. Questa è la vita passata e presente. Esistono solo “pretenziose illusioni” che si attorcigliano come filo spinato intorno al futuro. Serve avere speranza in questa esistenza vuota e desolata? La risposta è un grido disperato: essa è la prima a morire. È solo un inganno, uno strumento di tortura, “il più pericoloso dei tormenti / che mischia in bocca / zucchero e veleno”. Ma anche se nulla può assicurare il futuro, nel mondo rimane qualcosa che è più forte di ogni male: è l’amore, che mai può essere ucciso. Ed è proprio nella persona amata che si trova il riscatto: il suo sguardo diviene “neve / che si posa per addolcire / gli spigoli dell’esistere, / in questo deserto / arido e desolato / come dopo il bombardamento”…

Non raccontarmi il cielo è la prima raccolta poetica firmata da Luigi Palazzo. Le poesie sono divise in tre sezioni: ciascuna ha una propria denominazione ma viene mantenuta una continuità logica tra esse. Da queste liriche emerge in modo chiaro ed esplicito il rapporto che intercorre tra il poeta e il mondo esterno. Tutto ciò che circonda l’uomo sta andando alla deriva, compresa la società ormai disumanizzata. Rimane la noia del quotidiano, sempre uguale a se stesso. Ogni poesia è impregnata di un sentimento di afflizione e sofferenza che il poeta prova di fronte ad una umanità che ha fallito la sua missione. La speranza svanisce: il poeta vuole ammonire il lettore affinché non si illuda di trovare nella fiducia una porta verso il futuro (“qualcosa / mi ricorda spesso / che è meglio non fidarsi / di cieli troppo azzurri”). Ma anche se solo “il tempo allevierà / le lacrime di ieri / per tutto quel domani / perduto”, il poeta sostiene che il mondo non può uccidere l’amore, unica forza capace di resistere a tutte le contraddizioni di questa esistenza. Le poesie sono disposte in modo tale da formare un percorso in cui l’angoscia e il crudo riferimento alla realtà sviluppa un climax di emozioni sempre più intense. Ci si chiede dove si possa trovare la salvezza e per il poeta non c’è che una risposta: “tu / orizzonte / d’ogni mio /sguardo”. Pochi versi che risolvono l’inquietudine da cui è permeata l’intera raccolta. Le liriche sono ricche di metafore e sinestesie che accentuano il degrado del mondo e la sofferenza del poeta. Luigi Palazzo scrive in modo creativo e originale giocando con le parole, non prive di una certa dose di ironia.

 


 

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