Nuova poesia americana

Nuova poesia americana

Tracy K. Smith. “Sentirsi pesare addosso / un ombrello che sono destinata a perdere”. Corporeità e relativa caducità. Visioni oniriche tra fumi che confondono e lasciano spazio al non essere che si fa essenza e possibilità. Precise mancanze, vite tramontate che osservano dall'alto l’umano affannarsi come faremmo noi con un formicaio, stremato dal fardello di un'insignificante briciola... Terrance Hayes. Il gioco virtuoso delle parole, sgusciate, sviscerate, spolpate nelle loro infinite possibilità. Parole sminuzzate, ma ricreate e mai accartocciate. Foglie immortali, chiome d'alberi a danzare nel cielo, nella musica atona del vento. Prossime a Dio: “Ma salvare un'anima è quanto / di più vicino a Dio vi sia"… Robert L. Hass. Il paesaggio del mondo è il paesaggio dell'anima. Pochi versi che si fanno essenza piena, completa. Come il morso su uno spicchio, a dare l'agrodolce d'un'arancia. Il correre della vita e le sue nostalgie: “E i giorni macinavano il tempo / dolore navigabile"... Natalie Diaz. Un fratello tossicodipendente. Il racconto atroce e, insieme, luminoso del dolore. “Ho imparato Bevi in una nazione di siccità”. L'aggrapparsi alla tragedia sublimandola in Poesia… Layli Long Soldier. Un testo ibrido per denunciare i Dakota 38. Trentotto uomini impiccati per ordine del presidente A. Lincoln. Il 26 dicembre 1862. Un’esecuzione di massa il giorno dopo Natale... Robin Coste Lewis. Una poesia-verità che fa sgretolare il fasullo, che s’immerge sicura nel cuore del mondo…

Ispirandosi alla fortunata collana lanciata negli anni Sessanta da Penguin, Edizioni Black Coffee propone ai suoi lettori “Nuova poesia americana”, una serie di piccole antologie concepite come guide alla ricchezza e alla diversità della poesia nordamericana contemporanea. Questa è la prima di molte – si spera. La poesia americana non ha più bisogno di spiegarsi a sé stessa. Ora si conosce. Sa chi è stata e dove vuole andare. Come un’adolescente che si avvia alla maturità. Come una farfalla che sta aprendo il suo bozzolo. Non ha più bisogno di specchiarsi, di capirsi. È pronta a volare, e di fatto vola alto. Finalmente Viva. Sgombera e insieme carica del suo passato, della sua giovane storia che non è più fardello, ma bagaglio in cui ritrovarsi; non è più un ingombro, ma una forza, quasi una spinta. Dalla collettività si scivola, piano, nell'intimo delle cose, delle vite. Che poi è il vissuto a renderci comunità, poiché ci accomuna appunto. Ci fa uguali e diversi insieme. Ci fa riconoscere l'uno nell'altro in nome di quelle piccole storie comuni. “Mi sdraierò in te, consumerò i miei pasti nella mensa rosa del tuo cuore”. Nonostante le fragilità dell'altro o proprio per esse, io sono l'altro. Io mi confondo e mi fondo nell'altro. Un pugno di autori, di poeti, sapientemente raccolti e tradotti, a dare un'idea nitida della nuova forma che sta assumendo e assume la poesia americana coeva: solida, cristallina e liquida insieme. Forte e in grado di lasciarsi ancora plasmare. Viva. Scivola come un fiume inarrestabile che porta a galla un po' di melma e un po' limpidezza. Che porta a galla la vita, fatta di sentimenti, di passioni, di nostalgie e di dolori da cantare, da indossare con garbo e dignità.



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