Poesie

Poesie

La tristezza della vita nelle riflessioni di un uomo messo di fronte alla sua estrema solitudine, distante dal sentire comune, impegnato a cogliere ogni carattere della realtà nell’aspetto più intimo “La vita... è ricordarsi di un risveglio / triste in un treno all’alba”, ma capace anche di ritrovare la felicità dentro una nuova fantasia, l’immagine di un marinaio giovane e di un mare modulato dalla varietà dei colori. Attraverso il semplice aggancio sintattico della congiunzione avversativa ma, si esprime il ribaltamento delle emozioni, un gioco linguistico con indiscusso riferimento a L’infinito leopardiano, dove i versi “Ma sedendo e mirando interminati / spazi al di là di quella” annunciano l’inizio di un viaggio fantastico con immagini fonte di serenità, che consentono di apprendere la natura della propria anima.... La fila dei collegiali procede con ritmo sostenuto, il ritorno a scuola richiama i ragazzi al dovere, con le loro divise nere simbolo di cattivo umore e di risentimento per le imposizioni di un sistema educativo inadeguato. “Negli azzurri mattini / le file svelte e nere / dei collegiali. Chini / sui libri poi.” La figura retorica dell’ellissi permette al poeta di compiere un breve salto temporale, così subito dopo il loro incamminarsi verso la scuola gli studenti sono seduti ai banchi, curvi sui libri, ma dalle finestre si vedono gli alberi della campagna, simbolo dell’estate che ormai si è conclusa. La campagna rappresenta la libertà, contrapposta alla scuola che ricorda la prigionia.... In un quartiere desolato la vita del poeta per un attimo si incrocia con quella di un giovane operaio, che con la sua “stanca bicicletta” sta tornando a casa dal lavoro, consumato dalla fatica, ma felice perché sa che lo aspetta la sua cena. È bello condividere questo attimo, pensare ai sentimenti che animano l’altro, che lo spingono a sopportare i sacrifici; ma lui adesso sa di potersi fermare, mentre a Sandro Penna non è dato il riposo. Dovrà proseguire lungo una strada fatta di imprevisti, priva di quella semplice serenità che rigenera lo spirito dell’operaio, incapace di cambiare il suo controverso stile di vita. “Ma tu resti sulla strada / sconosciuta ed infinita. / Tu non chiedi alla tua vita / che restare ormai com’è”...

Per Sandro Penna (Perugia 1906 – Roma 1977) il rapporto con i critici letterari e gli editori non è mai stato facile. Quasi sempre il poeta si è trovato costretto a inserire nelle sue raccolte liriche che non avrebbe pubblicato, consigliate caldamente da curatori di cui non condivideva fino in fondo la concezione di poesia e in generale di letteratura. Ecco perché quando Garzanti gli propose nel 1973 di fare una selezione delle sue liriche, per partecipare a una collana che aveva come obiettivo proprio proporre ai lettori opere curate dagli autori stessi, Sandro Penna fu ben lieto di accettare. Ne nacque questa raccolta, di recente riproposta negli Oscar Moderni Mondadori, dove il poeta spiega in una brevissima presentazione dedicata al lettore che si tratta delle “... poesie che al di fuori di qualsiasi critico io stimo più di tutte”. La scrittura di Penna è estremamente figurativa, i versi sono come pennellate di semplici e freschi acquerelli che rappresentano la realtà. Non casualmente tra i numerosi lavori che Sandro Penna ha svolto per sopravvivere, si annovera anche il commerciante di quadri, a dimostrazione di come per lui l’arte abbia sempre rappresentato un solido punto di riferimento. Alcune immagini tendono a tornare in varie liriche, perché fondamentali per comprendere la società che il poeta voleva descrivere. A iniziare dai mezzi di trasporto dei poveri come la bicicletta o il treno, oppure la luce del sole che dona vigore e distensione, le strade e le piazze affollate dalle persone comuni, i ragazzi che con il loro modo di vivere libero e anticonformista attiravano l’attenzione e l’ammirazione dell’autore. Scoperto da Umberto Saba e Pierpaolo Pasolini, Sandro Penna ha pubblicato la sua prima raccolta di spessore nel 1939 con il semplice titolo di Poesie. La sua carriera letteraria è continuata con Appunti del 1950, Una strana gioia di vivere del 1956 e Croce e delizia del 1958, fino al libro interamente curato dall’autore del 1973. Tra i critici che hanno valorizzato la sua opera, da ricordare Cesare Garboli che gli ha dedicato il volume Penna papers uscito nel 1984. Convinto omosessuale, Sandro Penna ha saputo al pari di Pasolini raccontare con dignità i suoi sentimenti, senza mai scadere nella banalità o, peggio ancora, nella volgarità, ma sempre con una delicatezza e un rispetto estremo delle sue e delle altrui emozioni.



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