Solo andata

Solo andata

Ci sono traiettorie fisse che attraversano il Mediterraneo, viaggi che solcano le acque di un mare che divide coste “di partenza e di arrivo / però senza pareggio”. Il numero di chi lascia le sorti sfortunate della sua madre patria non equivale mai a quello di chi riesce a giungere dalla parte opposta. Anche se il mare è “il più gentile dei confini messi a sbarramento”, capace a volte di accarezzare chi ha la possibilità o necessità di prendervi il largo, dentro trattiene un’anima “selvatica, di sotto è vuoto scatenato e precipizio”. Prima di arrivare alla battigia, chi è pronto a partire sente quell’inconfondibile odore, fatto di sale e di speranza che accompagna, ricordando dove si è. Sui barconi di fortuna, dove occorre difendere la propria vita quasi quanto sulla terraferma dove la prigionia sembrava infinita, il profumo del mare si accompagna alla “puzza di paura, [perché] di notte è più forte l’odore degli assassini”. Chi è pagato per trasbordare anime verso l’Europa promessa sembra avere più paura di chi è reduce dal sole del deserto, di quel “popolo di sabbia, ferro nel sangue, calce negli occhi”. Le armi minacciano gli inermi, un calcio e ci si ritrova a far compagnia ai pesci. L’unica cosa da fare è attendere, in una posizione scomoda, disumana che non ti permette di sdraiarti. L’orizzonte si muove con le onde, ma forse un giorno si avvicinerà...

La perfetta definizione di questi componimenti dello scrittore Erri De Luca la dà il sottotitolo: “righe che vanno troppo spesso a capo”. Si ha l’impressione che un verso non riesca a contenere l’esigenza lirica di De Luca: le parole vanno per conto loro, cantano i dimenticati del mondo e non vogliono che nessuno dia loro direttive sul numero di sillabe da mantenere. La lunghezza di queste simil-poesie varia, esattamente come le voci raccontanti, ognuna con la sua esperienza di morte e di dolore che forse un endecasillabo o altri più classici esempi di metrica italiana non riuscirebbero a liberare. Si riconoscono il tono e il linguaggio tipici dello scrittore napoletano, che dà sfogo a quel desiderio di esaltare le storie di eroi di cui spesso non si saprà il nome, seppelliti sotto metri e metri di acqua. Molti sono i “cori” presenti, espediente riuscito che serve a sottolineare, ancora una volta, il numero di presenze su ogni barcone, piuttosto che una loro eventuale natura di gregari o di soggetti di secondo piano. Non era un gregario, ad esempio, il poeta e partigiano croato Ante Zemljar, qui ricordato per il suo essere tra i tanti perseguitati dall’odio di stato. Come per i romanzi scritti dallo stesso De Luca, ci sono versi su cui ci si ritrova a soffermarsi e riflettere per la forte potenza immaginifica che possiedono (“scacciati dalla terra, siamo il seme sputato il più lontano dall’albero tagliato, fino ai campi del mare”).



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