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Poeta nero e altre poesie

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In una poesia che il giovane Artaud dedica a Génica Athanasiou (l’attrice di origine rumena con cui negli anni Venti aveva allacciato una turbolenta relazione) riverberano echi dalla letteratura simbolista del secolo precedente, Baudelaire in primis, certo, ma anche atmosfere che paiono estrapolate da alcuni racconti fantastici di Edgar Allan Poe: “Nella verde vallata dove regnano gli angeli buoni / un tempo un bel palazzo, un radioso palazzo / si innalzava / il Re Pensiero teneva le sue strane assise / in questo palazzo. / E la terra non offrì mai ai suoi angeli buoni / per dispiegare il loro volo / un più meraviglioso palazzo. / Era coronato di fiamme, / era tutto illuminato. / Ora ciò accadde al di là del tempo. / E ogni volta che il vento veniva a scuotere le sue piante / sulle sue pietre brillanti piroettando / un aroma saliva a sfidare il tempo [...]”. In altre poesie, il poeta pare svelare il paesaggio spirituale della Parigi di inizio Novecento. Così, leggiamo: “La lava verde dell’assenzio ha sommerso / la bella sera sospesa nell’aria con i suoi rami / e fatto salire nella bottiglia dalle calme ondate / le stelle di un giorno interiore e più leggero. / Negli specchi del bar dove la luna è nevicata / scorre la fontana della pubblica piazza / dove gira freneticamente la meccanica / di automobili che fuggono con occhi adamantini. / E io mi soffermo, nell’acqua verde dell’assenzio / a seguire perdutamente tramite l’allettante inverno / e la neve dei loro bei corpi dai fiori spenti / le donne che l’amore ha trasformato”...

La prima edizione di Poeta nero e altre poesie risale all’aprile del 2000: un caso letterario, dunque, dato che si trattava della prima antologia di poesie di Antonin Artaud pubblicata in Italia. Dopo più di vent’anni, la raccolta è stato ristampata, in una nuova edizione ampliata: si tratta di ventinove poesie scelte dall’ ampia produzione giovanile di Artaud, estratte dal primo tomo delle Œuvres complètes edito da Gallimard, che copre il periodo che va dal 1913 al 1935 - con cura e traduzione di Pasquale Di Palmo. Potrebbe essere letto come una specie di diario del “lento apprendistato” letterario che poi, passando per i testi teatrali, declinerà alla fine nella “balbuzie disillusa e mortificante” (per citare Di Palmo) delle coprolalie degli ultimi anni. Seppur palesando una direzione visionaria, il tono della raccolta è lontano dall’utopia linguistica degli anni Quaranta, anticipando comunque le atmosfere dei successivi Poèmes (1924-1935): il poeta è qui alle “prime armi”, e il lettore coglierà fra le pagine l’influenza che su di lui dovettero esercitare le letture di Poe e Baudelaire, Rimbaud, Lautréamont e Nerval, autori scoperti durante i lunghi periodi di ricovero in sanatorio negli anni dell’adolescenza. Il volumetto riporta in chiusura uno scritto su Artaud dello stesso Pasquale Di Palmo (Il suicidato dalla società). Di Antonin Artaud, le Edizioni Via del Vento hanno pubblicato anche Sul suicidio e altre prose (2001) e La razza degli uomini perduti (2012), sempre a cura di Pasquale Di Palmo.