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Pojana e i suoi fratelli

Pojana e i suoi fratelli

Pojana, o meglio, Franco Ford, o meglio, Il Pojana, lo sai chi è? Potremmo dire che è un totem, un’icona di questo secolo malfamato, uno di quei pittogrammi appesi alle pareti delle tante fabbrichette venete che trapuntano la pianura padovana, che come ci entri respiri polvere di tornio. Vedi il disegno stampato sulla placca e ti riconosci, anche se è stilizzato. Magari non vorresti, ma sai che dentro di te vive e comanda un piccolo Pojana. Incazzato nero col mondo, anche se prima ancora è incazzato coi teroni che sono venuti su al nord e poi con i negri che sono diventati i teroni dei teroni. Il Pojana è uno che s’incazza anche con la politica che ha fatto alleanze, perché “femo anche i pajassi, metemose i elmi coi corni, facciamo finta di essere celti. Facciamo la Lega Nord. Ma anche se ci tocca stare alleati co’ chei caga alto dei lombardi, chei falsi ipocriti dei piemontesi, chei teroni de emiliani... No parlemo dei friulani, per carità. Comunque sempre mejo dei romani. Facciamo la Lega Nord, anche se i comanda sempre i lombardi, vabè, passiensa”. Ammettiamolo dunque, siamo tutti un po’ come Il Pojana che infatti ha anche dei fratelli e delle sorelle. Che girano incazzati sui loro macchinoni, che comprano le armi, che sterminano i topi - tra l’altro bestie intelligenti e dure a morire – e che magari si ritrovano in un capanòn qualunque del Nordest produttivo e costruiscono un Tank artigianale, con tanto di cannone a torretta. Per farci che, poi? Una rivoluzione contro lo schifo dei tanto disprezzati teroni e dei negri? Probabile. Ma probabilmente la rivoluzione la farebbero anche contro loro stessi, che un po’ di schifo sanno di farselo anche loro...

Regola principale: gli esseri umani si dividono in quattro categorie: gli sprovveduti, gli intelligenti, i banditi e i mone. Tanti sono gli sprovveduti, che da una propria azione ricavano un danno per sé stessi a vantaggio di altri. Rari gli intelligenti, capaci di creare un vantaggio per tutti, parecchi sono i banditi che ricavano qualcosa provocando un danno agli altri. I più pericolosi e subdoli sono i mone, ingestibili perché imprevedibili e contro i quali anche gli dèi combattono invano. Se le prime tre categorie sono consapevoli della loro essenza, i mone no, e questo dà loro una forza devastatrice. La soluzione, secondo Il Pojana e i suoi fratelli, a questa situazione? “Avvelena la folla, eliminerai sempre anche la stessa percentuale X de mona, massa alta!”. Riguardo al protagonista, così lo definisce Natalino Balasso nella prefazione a questo volume: “Pojana è il rantolo della cattiva coscienza, il fascista interiore che teniamo relegato in soffitta. Pojana non vuole affatto farci ridere, vuole solo restituirci un’immagine di noi che spesso rimuoviamo”. Ed è ciò che siamo, senza per forza doverlo sbandierare ai quattro venti, logorati dal desiderio, avidi, estenuati perché la malasorte incombe su di noi ogni giorno battendo al ritmo inesorabile della pressa meccanica. Pojana nasce dalla testa di Andrea Pennacchi nel dicembre del 2014, protagonista di un singolare riadattamento de Le allegre comari di Windsor di Shakespeare, trasfigurato e trasportato nella più desolante e desolata provincia veneta. Un esperimento necessario a Pennacchi per fare pace con le proprie radici, alle quali attinge il personaggio di Pojana e in cui sono racchiuse le peggiori caratteristiche di quel Veneto terra d’origine di Pennacchi: visione ristretta, avidità, edonismo del benessere. Pojana che si mostra infine al grande pubblico in maniera virale interpretando il testo di Marco Giacosa nel monologo Ciao Teroni, che apre il volume e ci spalanca le porte all’abisso che abitiamo ogni giorno.