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Ponte di anime

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New Orleans, città culla del jazz, del divertimento e del paranormale: medium, negozi di vudù, Società segrete, tarocchi popolano e ne arricchiscono le strade attirando turisti e residenti. Jacob, Cassidy e i suoi genitori sono arrivati nella città americana con lo scopo di girare l’ultimo capitolo del documentario dei Fantadetective. Per raggiungere i numerosi cimiteri della città, dal St. Roch al St. Louis passando per il Lafayette e il Metairie, la LaLaurie Mansion o il Café du Monde, la famiglia e la troupe che li segue sono accompagnate da Lucas, una guida che - come apprenderà ben presto Cass - è particolarmente legata al mondo del paranormale. Durante il suo soggiorno Cass percepisce che quel qualcosa che a Parigi le aveva fatto perdere i sensi sulla banchina della metro la sta osservando, come se la cercasse anche ora che a separarla dalla Francia c’è un intero oceano. All’inizio però Cass è decisa a farsi scivolare la cosa alle spalle, ignorando il problema e cercando di autoconvincersi che nessun essere spettrale munito di mantello e maschera la stia effettivamente inseguendo, ma che si tratti semplicemente di sana adrenalina o al massimo di un brutto scherzo giocatole dalla mente, sovrastimolata da quelle continue visite a luoghi spettrali. Le cose sembrano procedere piuttosto tranquille finché, durante una seduta spiritica, non diventa chiaro che non si tratta di un incubo o di pura suggestione, ma di un Emissario della Morte; non un fantasma, né un essere vivo, ma un messaggero che ha il compito di stanare i Traversanti per recuperare quella vita che questi hanno strappato alla Morte. Ora che l’emissario la conosce per Cass non c’è altra soluzione se non ricorrere alla sua amica Lara, la quale la esorta a raggiungere in sua compagnia la Società segreta del gatto nero, dove potranno forse trovare l’aiuto per debellare questa minaccia. E saranno proprio i fantasmi degli appartenenti a tale Società a fornire preziose informazioni e a stilare un piano per aiutare Cassidy a rispedire l’Emissario in qualunque luogo questi non possa ritrovarla…

L’ultimo capitolo della “Saga di Cassidy Blake” è il libro più avvincente dei tre: introspettivo, carico di suspense, dettagli originali e soprattutto colpi di scena dopo l’altro che rendono la storia frenetica, dinamica dandole il giusto input da brivido che fa divorare pagina dopo pagina. In questo capitolo conclusivo è chiaro che la Schwab ha abbandonato i riferimenti ad altre opere, andando a tessere attorno ai protagonisti un apparato di dettagli, movenze, caratteri ed azioni che trasportano in un mondo finalmente originale. La stessa trama è più complessa, più carica e le azioni che i protagonisti devono compiere sono meno facilmente leggibili rispetto a quanto accadeva nei precedenti volumi. Siamo in presenza di una storia a tutto tondo che cattura anche perché priva dei cliché che popolano gli altri libri della trilogia: inoltre anche le storie dei singoli fantasmi e luoghi sono più carichi di armonia e perciò conquistano di più il lettore. La storia dietro i singoli luoghi li rende tangibili e si lega strettamente con la vicenda interiore della protagonista. Ormai i personaggi principali hanno un carattere proprio che il lettore ha imparato a delineare nella propria mente, non c’è più la necessità di “riassumere” gli eventi precedenti e anche le informazioni necessarie che ora vengono ricordate hanno ragione di essere riproposte perché arricchite di nuovi sviluppi che non tappano più solo i “momenti morti” della trama ma ne tirano le fila. Certo rimangono in alcuni casi scelte un po’ superficiali che vengono fatte compiere a Cassidy o ai suoi genitori, scelte che suonano un poco illogiche o per lo meno poco realistiche, ma in linea generale tutto ruota attorno a un perno molto più stabile rispetto a quello a cui siamo stati abituati in precedenza. Anche i capitoli nel loro restare brevi e caratterizzati da un linguaggio piano, per nulla arzigogolato, si prendono più facilmente l’autorità di trascinare tra loro il lettore e farlo sentire coinvolto.