Salta al contenuto principale

Porno di carta

1966. Nell’ambiente editoriale italiano gira voce che Rosario “Saro” Balsamo, l’editore di una serie di piccoli periodici senza importanza ma anche di “Big”, un settimanale musicale molto attento alle mode giovanili che ha un successo clamoroso, voglia fondare una rivista per soli uomini come ce ne sono già da alcuni anni all’estero. Un’impresa che pare folle nell’Italia bigotta e ipocrita del tempo, che necessita di un coraggio ai limiti dell’incoscienza viste le beghe giudiziarie a cui un prodotto del genere è destinata fatalmente ad andare incontro, ma che economicamente potrebbe rappresentare un vero “crack”. Venerdì 25 novembre 1966 arriva in edicola il primo numero di “Men”: in copertina una fanciulla – l’attrice inglese Rosemarie Dexter, per la cronaca – che infrange un grande 1 di carta lasciando solo intravedere la sua nudità. In redazione un gruppo di giornalisti prevalentemente di destra, come collaboratori esterni personalità più variegate e accomunate da talento e anticonformismo. A sfogliarlo ora , quel primo “Men” sembra davvero innocuo: un’intervista a Gina Lollobrigida, un articolo su Patty Pravo, uno sulla pillola anticoncezionale per uomini, un approfondimento sulla storia di “Playboy”, una tavola rotonda sull’omosessualità, la prima puntata di un romanzo fantaerotico. Come dite? Le foto di nudo? Di nudo integrale nemmeno l’ombra: soltanto foto sexy di Micaela Pignatelli, Jane Fonda e Raquel Welch in cui non vengono inquadrati né capezzoli né peli pubici. Roba meno che inoffensiva oggi, ma che allora scatena un putiferio: scatta il sequestro della rivista su tutto il territorio nazionale per ordine del sostituto procuratore della Repubblica Pasquale Pedote. Stessa sorte tocca al numero 2, e andrà così per tutti i primi otto numeri di “Men”. Il direttore responsabile Marcello Mancini viene processato per direttissima e condannato a un anno di reclusione senza condizionale e a 180.000 lire di multa…

Non è che nell’editoria italiana ci sia stato solo “Il Mondo” e “L’Espresso” e magari “Lotta Continua”, per dirla con Giampiero Mughini nella sua introduzione al volume. C’è stata anche la pornografia cartacea, che nell’era pre-VHS e pre-Internet era popolarissima: e in particolare nel nostro Paese c’è stata la Saro Balsamo Editore (poi International Press), un’avventura editoriale che “toccò picchi miliardari – ci fu un momento in cui di soldi Balsamo ne aveva talmente tanti che avrebbe potuto comprarsi il “Corriere della Sera” – e che negli anni finali del Novecento e primissimi del terzo millennio andò in rovina”. Il giornalista Gianni Passavini, che all’International Press ha lavorato per dieci anni, ci racconta la pirotecnica parabola professionale e umana di Rosario Balsamo (e incidentalmente di sua moglie Adelina Tattilo, altra figura di spicco dell’editoria erotica italiana), una storia dagli ovvi risvolti sociali e culturali ma anche dalle sfumature noir, che coinvolge faccendieri, malavitosi e agenti segreti e arriva persino a sfiorare l’oscura vicenda del delitto Pecorelli. Il volume, dal tono scanzonato, è ricchissimo di retroscena e interessante soprattutto perché ci aiuta da una parte ad analizzare l’evoluzione (nella giurisprudenza e nell’immaginario collettivo) del concetto di osceno e il suo rapporto con la censura e dall’altra a capire – ove ce ne fosse stato bisogno – che dietro alle riviste che per decenni hanno portato in edicola forme femminili straripanti e scene di sesso torride c’erano persone assolutamente normali e non una Spectre di pornografi votati alla corruzione delle masse.