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Pornocidio

Pornocidio

La donna - una gran sventola di quelle che al detective Marco Gonzo piacciono parecchio - gli dice che sono almeno tre settimane che la figlia ventiduenne è scomparsa assieme al suo ragazzo, di tre anni più grande. Lei studentessa universitaria, lui aiuto regista nel mondo del cinema, convivevano da un po’. Li hanno visti per l’ultima volta fermi ad un benzinaio sulle colline, a far rifornimento di carburante. Poi il nulla. Anche l’auto sembra essersi volatilizzata. “Una coppia felice, due bravi ragazzi, con la testa a posto e un futuro radioso davanti a sé”, dice la donna. Marco Gonzo dà un’occhiata alla foto dei due, e sente che qualcosa non quadra con la descrizione fornita dalla preoccupata mamma. Un giro al bar “La Gatta Morta”, dove i due si sono concessi più di qualche scatto ben visibile nei loro profili social, e le quattro chiacchiere con il barista, sua vecchia conoscenza, mettono l’investigatore sulla pista giusta: i ragazzi sono una coppia nota di scambisti. E forse è questa la motivazione per cui la polizia sembra aver passato la mano: in quel giro tutti sanno esserci personaggi piuttosto influenti e i loro figli… Lo squillo del telefono lo ha appena svegliato da un dopo sbronza micidiale. La voce di una donna gli fa subito pensare che ci sono guai in arrivo. Ma a far restare Marco Gonzo di sasso è l’identità della sua prossima cliente: è la maggiore delle sorelle Binetti, le sue pornodive preferite. Agata, la minore, si è suicidata da poco, ultima di una serie di quattro attrici hard che hanno fatto la stessa fine. Tutti hanno ricamato su quei decessi: stress, ansia da prestazione, la facilità di ritrovarsi rapidamente accantonate. Ma c’è qualcosa che non torna. Agata aveva detto alla sorella di essere sul punto di diventare ricca, e di poter dire addio a quello schifo di mestiere… Ilaria Contesini non è solo una affermata psicologa; è soprattutto una cliente che ha accettato di pagare l’astronomica cifra di mille euro a settimana più le spese perché la Gonzo Investigazioni ritrovi suo fratello Mauro, e, dettaglio non da poco, è una sventola da paura. Tra i postumi della sbornia e le distrazioni offerte dalla generosa scollatura della donna, Marco Gonzo si è dovuto far spiegare più volte i dettagli della misteriosa sparizione… Ester Videtta lo ha cercato per fargli rintracciare Claudia, sua figlia, praticante in uno studio di avvocati, scomparsa da quasi un mese. In foto la ragazza sembra davvero uno schianto: una bellezza abbagliante, con un che di selvaggio. L’ultimo ad averla vista è Nino Russo, uno dei legali dello studio, che le ha dato un passaggio a casa a fine giornata. Marco Gonzo ne è sicuro: dietro la sparizione ci sarà la solita storia di sesso malato. Le prime indagini sembrano in effetti portare in quella direzione, quando Claudia ricompare! Dice di esser partita per un lungo viaggio, di aver voluto staccare la spina. Ma appare cambiata. Irriconoscibile… Paolo Altobelli, gioielliere quarantenne, lo ha contattato per una brutta storia: sua moglie, Donatella Pascuzzi, una bella donna, di dieci anni più giovane, ha sviluppato una improvvisa, irrefrenabile erotomania. È arrivata a sedurre un cliente della gioielleria letteralmente davanti ai suoi occhi. Lui è convinto stia subendo una sorta di condizionamento esterno, e teme per la tenuta del suo matrimonio, e che si sia cacciata in qualcosa di pericoloso. Per duecento euro al giorno più le spese, Marco Gonzo è disposto a indagare…

Tersite Rossi è il nome del collettivo letterario a due dietro cui si celano Marco Niro, giornalista, e Mattia Maistri, docente di storia e filosofia: lo pseudonimo è un “omaggio al signor Rossi, l’uomo della strada, e a Tersite, l’antieroe omerico, emblema dell’opposto di ciò che tutti si attendono. È brutto, debole e codardo in un mondo di belli, forti e coraggiosi. È il sacco dei rifiuti che stona nella dimora linda della pubblicità. È il compagno di classe di cui non ci si ricorda mai il nome”, come riportato sul loro sito (https://tersiterossi.it). Ma chi è Marco Gonzo? È davvero un misconosciuto investigatore privato? O è invece uno scrittore famoso, deciso a nascondere la sua vera identità e a divertirsi con racconti molto più che piccanti? Oppure si tratta degli stessi Niro e Maistri, assieme, o separatamente, magari l’uno all’insaputa dell’altro? Le quattro ipotesi sono oggetto di un divertente podcast (https://tersiterossi.substack.com/s/chi-e-marco-gonzo) ospitato sulla pagina Substack di Tersite Rossi, a cura del prof. Enrico Calopresti, autore del blog “Il vendicatore di libri” e… Creatura letteraria dell’ineffabile duo Niro / Maistri. Di certo sappiamo che il nome del misterioso coautore e protagonista di Pornocidio - Dieci avventure porno-hardboiled, - non a caso, riteniamo -, riporta direttamente a quel genere pornografico (vedi alla specifica voce wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Gonzo_(pornografia) ) in cui “gli attori sono liberi da copioni da recitare o interpretare. Il regista non riprende una recitazione, bensì un evento reale che si sviluppa in presenza della telecamera”, per “coinvolgere al massimo lo spettatore finale e conferire un senso di realtà piuttosto che di finzione”. Per chi abbia letto Chroma - Storie degeneri, la precedente raccolta di racconti a firma Tersite Rossi, la soluzione dovrebbe apparire piuttosto ovvia. È sempre una delle voci nel podcast a tracciare una delle tante possibili linee di congiunzione tra Pornocidio e gli altri scritti del collettivo: “Dietro l’osceno e il pornografico c’è l’oscenità di una società malata, cinica e feroce, dove il denaro è ciò che tutto uniforma e tutto domina, e dove l’eros è a sua volta merce e sfruttamento: pornografia, appunto”, dice Cornelio Castori, scrittore, giornalista e … Possibile ulteriore nom de plum! Basterebbe già la cornice metaletteraria per incuriosire il lettore. Eppure c’è molto più: le coordinate di riferimento di Pornocidio, ad esempio: “… Il protagonista, l’investigatore privato Marco Gonzo, è un misto in salsa ossessivamente sessuale tra il Chinaski di Bukovski, il Marlowe di Chandler e il Dylan Dog di Sclavi”: alcolista, cinico, perdente “con metodo”. Un antieroe noir dotato di fiuto e istinto per il dettaglio (il famoso “quinto senso e mezzo”, omaggio proprio all’indagatore dell’incubo) in grado di risolvere il classico caso insabbiato da poliziotti e inquirenti ben attenti a non scoperchiare vasi che celano verminai in cui si agitano politici corrotti, imprenditori spregiudicati, esponenti di una neoborghesia marcia e disumana: maschere, cliché che donano all’intero impianto narrativo uno sfondo innegabilmente satirico. Gli autori si muovono in precarissimo, acrobatico equilibrio sul filo teso tra verosimile e surreale, declinando in molteplici forme il gusto per il grottesco, il macabro, il politicamente scorretto; per la dissacrazione, come nell’incipit del racconto che dà il titolo alla raccolta; per l’eccesso, anche quello da stomaci forti (Sesso bestiale); per la provocazione, che sottende la lucida visione di una società marcia, irredimibile. Menzione finale per Andrea Canolintas, classe 1994, formatosi alla Scuola Romana dei Fumetti, che ha curato il pregevole progetto grafico della cover.