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Possibili schiarite

Possibili schiarite
Ognuno ha le sue strategie e le sue tecniche di patteggiamento, quando c’è da maneggiare un dolore rovente. C’è chi prova a scansarlo e chi ci si rotola sopra come su un glorioso letto di spine. Ellen Pogam – povera, fragile Ellen! – è una di quelle persone che, per vivere, credono di non potersi separare dalla loro afflizione. Così, dopo un interregno in clinica psichiatrica, ha scelto di consegnarsi all’oblio della nebbia, scegliendo l’esilio di un minuscolo villaggio della costa bretone dove il sole non si vede quasi mai (al massimo due, tre volte l’anno: e in quel caso viene emessa un’“allerta schiarite”) e su tutto aleggia un’ovattata cortina di bruma lattiginosa. Ma sarebbe sciocco pensare che quell’atmosfera rarefatta sia di qualche ostacolo ai fantasmi... e infatti lo spettro dell’insopportabile madre di Ellen non ha mai smesso di farle visita, soprattutto nel periodo natalizio, per ricordarle la faccenda del giuramento in punto di morte e dell’agendina blu e del suo livore che non s’è dissolto – neppure sotto terra – continuando a spingerla tra i vivi, a portar scompiglio...
Qualche tempo fa, al termine della proiezione dell’ultimo film di Alain Resnais, uno dei presenti in sala commentava ad alta voce, con l’amico, la pellicola appena vista. “Ti è piaciuto?” chiedeva con aria un poco sconfortata. “È così francese...” – e “francese”, in casi come questo, sta a indicare un miscuglio di intellettualismo e di humour spruzzati di un certo ermetismo, senza trascurare il gusto di un chiacchiericcio a tratti logorroico e a volte inafferrabile, sicuramente sfuggente. Insomma, un prodotto chic e un tantino blasé, sicuramente intelligentissimo e spiritosissimo, ma che in taluni potrebbe destare il sospetto di un vuoto sottostante. Molto, molto francese: sì, è proprio questo il commento che mi ronzava in testa mentre leggevo Possibili schiarite, ultima fatica della bretone Marie Le Drian, nuova “amazzone” della casa editrice Voland, da sempre caratterizzata da scelte editoriali coraggiose e anticonvenzionali e dalla volontà di far conoscere in Italia “voci” trascurate dalle case editrici maggiori. Romanzo impastato di malinconia e feroce ironia, ovattato come se in esso si addensassero spirali di nebbia, Possibili schiarite è un’investigazione sull’umana infelicità (“mi sento normale, cioè triste” ragiona la protagonista), sulla perdita e sulle possibili strategie di sopravvivenza al dolore. Il tutto, scegliendo un taglio vagamente surreale, con personaggi complessi e problematici, ma in ultima analisi (e questo è forse il maggior difetto del romanzo) labili, inconsistenti come se fossero modellati nella nebbia. Personaggi che ti scivolano addosso senza poter davvero graffiarti l’anima. Brumoso.