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Posto sbagliato, momento sbagliato

Posto sbagliato, momento sbagliato

Giorno Zero, subito dopo mezzanotte. Jen è felice che oggi ci sia il cambio dell’ora. Un’ora di tempo extra da passare facendo finta che non stia aspettando sveglia il figlio. È ufficialmente il 30 ottobre, è quasi Halloween e Todd, ricorda a se stessa, ha compiuto diciotto anni il mese prima: è ormai un adulto. Ha trascorso la serata intagliando una zucca che ora è appoggiata sul davanzale della finestra panoramica. Sente i passi del marito Kelly: è strano che sia sveglio a quest’ora. Le chiede di raggiungerlo a letto, ma lei vuole essere sicura che Todd arrivi a casa sano e salvo: Jen si preoccupa molto, Kelly forse troppo poco. Jen vaga per la casa senza una meta: pensa a un caso a cui sta lavorando. Si prepara un tè e se lo porta alla finestra panoramica, decisa ad aspettare tutto il tempo necessario. Osserva l’aria umida di ottobre ed ecco finalmente spuntare Todd sulla strada non illuminata. Il ragazzo sembra aver visto qualcosa: Jen segue la traiettoria del suo sguardo e scorge anche lei una sagoma che avanza a passi rapidi. È un uomo più grande del figlio: il suo sesto senso le dice che qualcosa non va, che c’è un pericolo. Chiama Kelly, scende le scale velocemente, si infila le scarpe e poi resta un secondo con la mano sul pomello della porta e con una sensazione di déjà-vu che sparisce in breve tempo. Lei e Kelly escono in tutta fredda. Todd si sta preparando ad affrontare lo sconosciuto, che si infila una mano in tasca. Kelly corre verso di loro, ed è in questo momento che Jen vede la lama di un coltello. Una pugnalata rapida, netta. La donna guarda il sangue che inizia a sgorgare. Evidentemente si deve essere inginocchiata perché sente i sassolini sotto le ginocchia; gli sta reggendo la testa e gli sbottona la giacca: il sangue zampilla caldo sotto le sue dita. Urla. Lo mette disteso e si allunga su di lui guardandolo con attenzione. Per la strada regna il silenzio e, dopo quelli che devono essere vari minuti, Jen sbatte le palpebre scioccata, per poi alzare lo sguardo verso suo figlio...

Dopo aver trascorso quasi tutta la notte al commissariato di Crosby, nella contea del Merseyside, dove Todd è stato portato, e dopo aver assistito alla perquisizione della loro casa chiedendosi com’è potuto succedere un fatto tanto grave, come ha potuto crescere un assassino, Jen si sveglia pronta a tutto pur di tirarlo fuori da lì. Ma mentre percepisce qualcosa di strano e di sbagliato — l’odore è quello della sera prima: cibo, candele, normalità —, lentamente si rende conto che è il 28 ottobre, il "Giorno Meno Uno” rispetto all'omicidio, che non è ancora avvenuto: la sera prima Todd non è neppure uscito di casa. È difficile per lei elaborare questo paradosso, ma una volta accettato, Jen cerca di approfittarne per capire, se non cambiare, il futuro. Troverà e toglierà il coltello dallo zaino del figlio ma, prima di verificare se ha funzionato, la donna rivivrà il giorno precedente: il “Giorno Meno Due”. Decide allora di sfruttare questa opportunità per imparare qualcosa di più sulla vita di Todd, su quegli aspetti e quelle esperienze che, a causa della sua dedizione al lavoro come avvocato divorzista, si è persa o ha sottovalutato. Comincia anche a comprendere le regole di questa situazione: nulla di ciò che ha fatto sembra aver funzionato e non sa se ha evitato l’omicidio. Forse, solo quando sarà riuscita a fermare il crimine, anche il loop temporale si fermerà. Attraverso salti all’indietro di più giorni, settimane, mesi, perfino anni, Jen esplora la parte più oscura del suo passato. Rivede gli eventi che ha vissuto da una prospettiva completamente diversa: grazie a questa nuova consapevolezza — una sorta di prescienza — il suo rapporto con Todd, con il marito e le sue menzogne, con il padre, in realtà morto da pochi mesi, e la sua intera carriera, assumono un significato del tutto nuovo. Gillian McAllister gestisce con grande abilità e in modo estremamente convincente una trama che poteva presentare molte insidie, come cadere nella ripetitività o in contraddizione. I loop temporali, con le loro imprevedibili implicazioni, popolano romanzi e film — la stessa McAllister ha ammesso di essersi ispirata alla serie TV Russian Doll —, ma in questo caso, la premessa fantastica, il susseguirsi di rivelazioni e colpi di scena conducono a un’indagine sugli antecedenti di un crimine e sulle conseguenze, a lungo termine, delle nostre decisioni, facendo di questo avvincente romanzo — poliziesco o thriller psicologico a seconda dei punti di vista — un’esperienza di lettura profonda e unica.