Il biglietto lo attende sul tavolo della sala da pranzo al rientro dal lavoro, di ritorno dall’agenzia di brokeraggio dove lavora. Poche gelide frasi (sei, per la precisione): Steven Davis viene così a sapere della richiesta di divorzio di Diane Coslaw, sua moglie. I vestiti di lei sono già spariti dall’armadio. Prova a versarsi del succo d’arancia, ma le mani gli tremano: il bicchiere cade, va in mille pezzi, lui si taglia tentando di raccogliere i cocci di vetro. Prova a cercarla a casa dei genitori: sì, gli risponde la madre, Diane è lì e non vuole parlargli, invitandolo a non chiamare più. La telefonata dell’avvocato di lei arriva in ufficio due giorni dopo. L’uomo si presenta come William Humboldt, e con tono un po’ troppo familiare lo invita a preparare un resoconto finanziario “propedeutico allo scioglimento della società familiare”. Steven non gradisce per nulla quel giro di parole che nasconde la più amara delle verità, la fine del suo matrimonio, e sbatte la cornetta in faccia al suo interlocutore. Non gli resta che trovarsi un divorzista. È un amico dell’ufficio legale che gli consiglia John Ring. Prende appuntamento con lui, e, contemporaneamente, come a voler tracciare una linea di separazione tra una vita ormai alle spalle e quella che verrà, decide all’improvviso, lui, fumatore accanito, di smettere di fumare. Due settimane dopo Humboldt lo richiama. Propone di fissare un incontro a pranzo tra i due coniugi e i rispettivi legali. Ha pensato al Gotham Café, sulla Cinquantatreesima. Anche John Ring concorda: sono ormai trascorse due settimane dalla sera del biglietto, gli animi sono più sereni, e un incontro tra le controparti potrebbe in effetti essere una buona idea. L’appuntamento è fissato di lì a due giorni. Il giorno dell’incontro Ring, il suo avvocato, gli telefona: la mamma del legale è caduta dalle scale e si è fratturata l’anca. Non potrà presenziare, gli toccherà mettersi in viaggio per assisterla. Il suo consiglio è di rinviare il pranzo. Ma Steven non ne ha alcuna intenzione: vuole rivedere sua moglie, arriva addirittura a fantasticare che lei si presenti indossando il vestito che a lui piace tantissimo vederle addosso. Steven fa in modo di essere sul posto in largo anticipo: non si fida delle indicazioni di Humboldt - non si fida delle competenze altrui, in assoluto, un tratto che, ricorda, ha sempre fatto infuriare sua moglie - che però si rivelano esatte: Cinquantatreesima, tra Madison e Park Avenue. Un tendone verde su cui compare il nome, Gotham Café, accanto alla skyline stilizzata di New York. Per quindici minuti Steven attende in un negozio di valigie lì vicino per non farsi trovare ad aspettare davanti all’ingresso del ristorante, potrebbe essere interpretato dalla moglie e dall’avvocato come un segno di debolezza. Ne esce con un ombrello, del tutto inutile in una giornata di sole. All’ingresso del Gotham Café si ritrova davanti il maître, un uomo di quarantacinque anni circa, magro, in smoking, con i baffi. Del tutto indistinguibile dai mille altri maître dei ristoranti raffinati newyorchesi, se non per alcuni minimi dettagli che fanno risuonare una nota dissonante nella mente di Steven: il papillon, storto, della forfora sulle spalle della giacca dello smoking, e, soprattutto, una strana macchia che spicca sulla camicia bianca dell’uniforme dell’uomo: marmellata? Salsa? Oppure…

“Nessuno sa prevedere l’esito finale delle proprie azioni, e ben pochi ci provano; la maggior parte di noi fa quello che fa per prolungare il piacere di un momento o per mettere fine al dolore. E anche quando agiamo per le ragioni più nobili, troppo spesso l’anello in fondo alla catena gronda del sangue di qualcun altro”. Una coppia alle prese con una separazione, un mellifluo avvocato, un maître inquietante sono i personaggi principali di questa novella apparsa per la prima volta nell’antologia Dark Love nel 1995 (edita in Italia due anni dopo) assieme a racconti di John Ramsey Campbell, Stuart M. Kaminsky, Wendy Webb e altri. La storia, sempre nel 1995, vince il prestigioso Bram Stoker Award nella categoria Long fiction (novelle). Qualche anno dopo, nel 2002, Lunch at the Gotham Café viene pubblicato in Everything’s Eventual, settima raccolta di narrazioni brevi firmate dal Re dell’horror (Tutto è fatidico - 14 storie nere, edito sempre da Sperling & Kupfer). Nonostante una delle scene descritte nella storia - la goccia di sangue che lentamente segna la sua traiettoria nel bicchiere d’acqua - ispiri l’illustrazione di copertina sia dell’edizione originale sia di quella italiana, nel contesto del volume la novella passa in secondo piano rispetto a racconti come 1408, Il virus della strada va a nord, Riding the Bullet - Passaggio per il nulla, e, soprattutto, Le piccole sorelle di Eluria e Tutto è fatidico, due racconti legati alla saga della Torre Nera. Javier Olivares, madrileno, classe 1964, disegnatore, (qui il suo sito internet http://javierolivaresblog.blogspot.com): nel 2015 il testo Las Meninas gli è valso il Premio per la miglior opera di un artista spagnolo al Salon del Comic di Barcellona; per ANAYA ha illustrato The Charles Dexter Ward Case, basato sul testo di H.P. Lovecraft, e Dracula, dal celebre romanzo di Bram Stoker. Nel 2022 ha arricchito con i suoi disegni cartoon-style Almuerzo en el café Gotham, l’edizione spagnola di questo volume, edita da Nórdica Libros: tavole in cui predominano sfumature di un solo colore, che permettono al disegnatore di catturare, con un singolo elemento cromatico differente, l’attenzione del lettore sui dettagli più significativi. Al contrario di quanto spesso avviene in altre opere del Re, non c’è un elemento sovrannaturale nascosto dietro le porte del Gotham Café: l’elemento horror è circoscritto all’interno delle brevi sequenze di violenta follia che si scatena nel corso del pranzo. Più di interesse appare l’indagine psicologica sulle crepe che piano si fanno strada nell’animo umano quando un evento esterno arriva a scombinare le carte dell’esistenza. Da questo punto di vista è interessante osservare i tre personaggi fondamentali: Steven Davis, che racconta i fatti in prima persona e che si ritrova alle prese con una inattesa richiesta di divorzio; Diane Coslaw, sua moglie, che nutre per tutto il racconto un silenzio carico di un rancore bruciante; Guy, il maître colto esattamente al momento della rottura del proprio equilibrio psichico; una frattura che, dice tra le righe lo scrittore, è solo l’ultimo tratto di un sentiero costellato di nevrosi e ossessioni che anche Steven e Diane potrebbero avere già intrapreso. Su questo punto la conferma arriva dallo stesso King quando racconta l’episodio che ha ispirato Pranzo al Gotham Café: “Un giorno, a New York, sono passato davanti a un ristorante molto raffinato. All'interno, il maître stava accompagnando al tavolo una coppia. I due litigavano. Il maître ha incrociato il mio sguardo e mi ha strizzato l'occhio con un cinismo inimmaginabile. Sono tornato al mio albergo e ho scritto questo racconto. Durante i tre giorni in cui ci ho lavorato, ne ero completamente posseduto. Per me ciò che lo rende efficace non è tanto la pazzia del maître quanto il rapporto esasperato tra i due coniugi che stanno divorziando. A modo loro, sono più matti di lui. E di gran lunga”. Il testo offre una buona prova di scrittura, ma non raggiunge l’intensità e la capacità di cesellare personaggi e dinamiche di altre opere dello scrittore: tralasciando i romanzi, limitandoci a considerare il vasto repertorio dei racconti, Stephen King ha firmato testi di rilievo in grado di valicare senza difficoltà la definizione di “letteratura di genere”, come The Body, Rita Hayworth e la redenzione di Shawshank, Un ragazzo sveglio, contenuti in Stagioni diverse, che hanno ispirato rispettivamente le pellicole Stand by me - ricordo di una estate, Le ali della libertà, L’allievo; Finestra segreta, giardino segreto, Il poliziotto della biblioteca da Quattro dopo mezzanotte (il primo ha ispirato il film Secret Window); le cinque trame che formano l’affresco di Cuori in Atlantide, giusto per citarne alcuni. Consigliato ai lettori appassionati degli scritti di King, che siano impegnati nella difficile opera di non tralasciare nulla di quanto pubblicato dal prolifico autore. Nel 2005 la trama ha ispirato Gotham Café, un cortometraggio (qui il trailer https://www.youtube.com/watch?v=BT8WWGN1kHY) diretto da Jack Edward Sawyers.