Salta al contenuto principale

Prede

Prede

Cerca con gli occhi la gabbia in cui si trova l’ultima cucciolata. La giovane Raphaelle non mira ad assicurarsi un Husky dagli occhi di ghiaccio color Lake Louise, piuttosto vuole una cagnolina meticcia dagli occhi marroni come i suoi. Perché per uno strano gioco del destino la sente più simile a sé. Già, perché Raphaelle è cresciuta in una famiglia in cui gli occhi azzurri erano d’ordinanza e la sua “diversità” ha spinto il padre, per tutta la vita, a credere che quelle iridi fossero il frutto dell'adulterio della moglie, che forse aveva preso qualche sbandata per il postino o per qualche altro uomo più dotato. Nella famiglia di Raphaelle la gelosia e la malafede hanno la meglio sulla ragione. La cagnolina non mangia, trema. L’uomo al di là del recinto spiega che ha un soffio al cuore, dunque ha il destino segnato in quelle terre del Nord America dove un cane magro, senza fisico d’atleta, è destinato a restare escluso dalle mute di cani da slitta e quindi a fine sicura giacché non si guadagna il pane. Oltretutto la cagnolina non deve avere un bel carattere, perché – e quegli occhi marroni stanno a testimoniarlo – è frutto di un incrocio con un coyote: dunque l’indomita natura sarebbe un altro impedimento per vederla arruolata, docile, in una muta che porta a spasso i turisti. Ed è proprio lei che Raphaelle vuole e prende con sé, perché abbia compagnia nella sua vita solitaria in una roulotte accampata nella foresta boreale del fiume Kamouraska e nella quotidiana battaglia di guardiacaccia contro i bracconieri…

Di giorno lo sguardo aperto sulle meraviglie della natura, la notte i sensi tesi a cogliere anche il più piccolo movimento perché le insidie sono molteplici nella terra in cui Raphaelle Robichaud ha scelto di vivere da sola, abbandonando la comoda vita in città. Così come nella precedente opera, c’è tanta autobiografia nell’ultimo romanzo di Gabrielle Filteau-Chiba che ne è il naturale prosieguo: il suo esilio dalla città è fuga dalla famiglia ostile, dove la sua “diversità” la fa sentire straordinariamente vicina ad una bisnonna inuit (di origine artica, dunque) della quale in famiglia non le hanno mai detto niente. Ma ci sono anche tanti spunti che riecheggiano temi ecologisti cari alla letteratura. A volte sembra di ritrovare le atmosfere di Jack London, della febbrile ricerca dell’oro. Nella difficile e quotidiana lotta contro chi offende la natura e chi addirittura la perseguita ammazzando gli animali e distruggendo il paesaggio però Raphaelle non è sola. E la cagnolina, cui darà il nome di Coyote, è solo l’ultima alleata, dopo il saggio Lionel, vecchio guardiacaccia in pensione, e l’amica Anouk (protagonista del romanzo precedente Nella tana) cui arriverà per restituire il diario di cui è entrata in possesso. Il lettore non si faccia illusioni: niente irenismi o ambientalismo sentimentale di superficie. Nelle pagine dell’autrice la natura non è sempre quella romantica di alci e caprioli all’aria aperta: è anche quella difficile da fronteggiare, come le incursioni degli orsi attorno alla casa-tana della roulotte di Raphaelle acquattata tra gli aceri e protetta a malapena da una lamiera. Scrive l’autrice: “Madre natura assomiglia ad Artemide, la dea greca della caccia, o alla sumera Inanna. Alate, munite di artigli, domano le belve feroci e proteggono i cervi, le vedove e gli orfani”. Matrigna e madre, quanto è attuale Leopardi. La foto è di JF Papillon.