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Prigioni

prigioni

Alessandro ha ventidue anni e studia Lettere. D’altronde ha sempre amato i classici. Alessandro ha ventidue anni e tante aspettative. Quelle di sua madre Sara. Sua madre è l’emblema della perfezione. La sua casa è sempre ordinata e pulita, i pranzi e le cene sono sempre organizzati nel minimo dettaglio. E con la stessa dovizia di precisione pensa di poter gestire la vita del suo unico figlio. Chi frequenta, cosa fa, quali musei visita, quale sarà la sua prossima meta di viaggio. Pensa, ma non è. Cosa che la fa impazzire. Non riesce a capire come suo figlio, su cui ha riversato tutte le sue energie, materiali e no, consegnandogli in mano un bagaglio non solo economico, come vuole il suo status, ma anche e soprattutto di esperienze e possibilità che lei non ha mai avuto, si rifiuti di accettarlo con entusiasmo. Da quando poi ha iniziato a frequentare quella Lucia, la carceriera, come ormai ha deciso di appellarla Sara, non è più l’Ale di sempre. Non la segue, esce fuori dalla sua pianificazione e capacità di controllo. E il marito di Sara, Fabrizio, sembra non essere in grado di supportare sua moglie nel tentativo di raddrizzare la brutta piega che sta prendendo la situazione. Come è possibile che Alessandro ami un’altra donna che non sia lei…

Le prigioni di Gabriella Maldini sono ben visibili sin dall’inizio del romanzo a cui danno il nome. È evidente, sin da subito, di chi siano e chi ci sia invischiato. E sono chiari dall’inizio i due punti di vista principali, quelli del giovane Alessandro e di sua madre Sara. I due punti di vista, perfettamente incastrati nello scorrere del romanzo, così come altrettanto divergenti, ci rendono faticoso individuare il reale protagonista. Sono punti di vista che si alternano continuamente, quelli di un ragazzo giovane, pieno di vita, voglioso di esperienze, e quello di una madre (eccessivamente) legata all’unica cosa di cui gli importi, cioè suo figlio. O ancora meglio l’immagine preconfezionata, dalle sue stesse mani, di come avrebbe voluto che fosse suo figlio. Alessandro e Sara, che prendono lo scettro alternato su quasi ogni capitolo, spesso descrivono le stesse situazioni ed episodi. È evidente il punto di cesura, come è evidente l’incapacità, dell’uno e dell’altra, di concepire anche minimamente un punto di vista diverso. Un rapporto madre-figlio completamente insano, a partire da piccoli elementi, frasi e atteggiamenti, per arrivare alla profondità. La prigione è quella di Alessandro, in casa sua. Ma è anche quella di Sara, nelle sue convinzioni. E in molto altro.