Nord Italia, da qualche parte lungo il confine, durante il Fascismo. Jezebel è un’adolescente e vive in una kampina, una carovana con gli stipiti della porta verniciati in oro, insieme a suo padre. Nella sua familia ci sono anche Elena con i figli Giasmina e Naikos, e poi Marek, Benjamin e Shamira, con i gemelli sempre appesi ai fianchi. Sono sinti, sono nomadi e vivono facendo circo, ma alla polizia, che li controlla spesso e con violenza, giurano che sono solo artisti. Viaggiano di notte, nascondono le loro carovane nei boschi. Un tempo il loro gruppo era molto più grande e girava tutta l’Europa, ma adesso le cose si stanno mettendo male per quelli come loro, ed è meglio non oltrepassare il confine. Così restano in Italia, spostandosi solo dal Nord al Sud. Anche se hanno cognomi italiani, non è una vita facile, la loro, perché gli altri, i gagé, i non sinti, li chiamano “zingari”, li emarginano, li evitano e li disprezzano, dicono che portano sciagure e malattie. Un giorno, mentre si stanno spostando, la polizia li ferma. Li schedano, li chiudono in cella, e dopo un po’ li sbattono fuori e li portano in un campo arido, senza cibo, senza persone, senza niente, e gli intimano di restare lì. Non possono allontanarsi per nessun motivo. Ma una notte Jezebel si allontana, arriva fino al paese lì vicino, rimane affascinata dal rosone di vetro colorato di una chiesa e decide di entrare di soppiatto per vederlo da dentro. Se ne sta lì da un po’ quando sente dei passi che la fanno trasalire…

C’è una foto in bianco e nero, nelle ultime pagine del libro, che ritrae una ragazza, di tre quarti, che imbraccia un fucile e lo punta contro qualcuno – o qualcosa – di fianco all’obiettivo. È Fiammetta Pedriali, la nonna dell’autrice, che fu partigiana durante la Seconda guerra mondiale e a cui il romanzo è ispirato. Morena Pedriali Errani, attivista per le minoranze romanì, ha voluto in questo modo rendere omaggio a tutti i suoi antenati sinti e circensi che sono stati perseguitati durante gli anni del Fascismo. La storia di Jezebel-Fiamma diventa la storia di un intero popolo, che l’autrice racconta attraverso una prosa ritmata e musicale. Le pagine sono fitte di riferimenti al vento, nel quale si nasconde la voce degli antenati, tanto preziosi sia per Jezebel che per Morena Pedriali Errani; e sono fitte anche di canti, balli e leggende della cultura sinti, che l’autrice, Semifinalista al Premio Campiello Giovani nel 2017 e al Premio Chiara Giovani 2018, intreccia con abilità e delicatezza nella trama degli eventi. Quella che emerge non è più soltanto la storia di uno sparuto gruppo di circensi, né la storia di un popolo, bensì una storia più ampia, che si allunga nel tempo e nello spazio gettandosi a capofitto in un futuro immaginato ancora tutto da costruire.