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In prima linea

In prima linea

Pierdante Piccioni lavora all’ospedale di Lodi, struttura collegata a quella di Codogno, dove è arrivato il “paziente uno” colpito da Covid 19. È un disabile Pierdante, e non per aver perso un arto, ma ben dodici anni di vita. L’incidente ha creato un buco enorme nei suoi ricordi, impedendogli di dare un senso al suo trascorso di uomo e di professionista. È un disabile e lo ammette, più che altro quando pensa che morirà dodici anni prima o quando si sente avvilito per aver subito una sconfitta. Adesso Codogno e Lodi sono il suo mondo e quel suo universo si è trasformato da un giorno all’altro nell’epicentro della pandemia, nel centro della zona rossa. È in infortunio Piccioni a causa di un banale tamponamento in auto, ma questo non lo ferma. Il virus esplode e lui decide di tornare al lavoro. Si sente in dovere di aiutare il prossimo: comprende la sua necessità di fare qualcosa per gli altri. Mettersi a disposizione dell’umanità, da sempre fa parte della missione di un medico, ma in questo caso è diverso. Pierdante sente il bisogno di salvare il senso della propria vita, perché non dimentica di essere diverso dagli altri: lui è disabile. Il National Institute for Health and Care Excellence ha stilato delle linee guida a supporto del lavoro dei medici inglesi, su come e soprattutto a chi garantire le cure. Una sorta di crudele classifica composta da nove livelli, il cui settimo posto è occupato, o meglio dire è assegnato a chi soffre di disturbi cognitivi, includendo pazienti autistici o con disturbi intellettuali. Senza voler puntare il dito esclusivamente contro gli inglesi, si deve ammettere che anche alcuni Stati americani, stando a quanto affermato da “ProPublica”, testata on line di giornalismo investigativo, utilizzano linee guida a dir poco discriminanti in fatto di garanzia dell’assistenza. In Tennessee, per esempio, non sono assicurate le cure a persone affette da cirrosi epatica, malattie polmonari e problemi cardiaci. Negli Stati di Washington, New York, Utah, Colorado e Oregon, la valutazione è basata sull’abilità fisica e intellettiva di ogni singolo paziente. In Alabama, “i disabili psichici sono candidati improbabili per il supporto alla respirazione...Le persone con ritardo mentale grave o profondo, demenza da moderata a grave o complicanze neurologiche catastrofiche”. Così recita il documento Scarce Resource Management, elencando le caratteristiche di chi lasceranno morire...

Un breve e delicato racconto di quello che è stato l’improvviso tsunami chiamato Covid 19, questo In prima linea di Pierdante Piccioni. Lettere dal fronte, che narrano le storie degli instancabili, di quelli che nonostante la paura, in attesa dei giusti dispositivi e in barba alla stanchezza e ai turni massacranti, non hanno mai mollato. Una testimonianza limpida, senza fronzoli, senza eroismi e senza eroi. Sono le parole di un medico, che nonostante fosse in infortunio, non ha potuto e non ha voluto restare a guardare. Piccioni è primario del Pronto Soccorso dell’Ospedale Maggiore di Lodi, quando nel 2013, a causa di un grave incidente, entra in coma e al risveglio, si rende conto che il suo ultimo vivido ricordo risale a dodici anni prima. Piccioni a causa di quell’incidente ha perso ben dodici anni della sua vita. Come avrebbe potuto un ex paziente restare a casa a guardare? Così si impegna in prima linea, proprio in quell’ospedale dove il virus arriva e da dove riparte con la tutta la sua aggressività e la sua inaudita violenza. Una drammatica e intensa testimonianza questo In prima linea: storie di medici, di infermieri, di ammalati, di chi ce l’ha coraggiosamente fatta e di chi ha avuto paura di non farcela. Racconta con commovente chiarezza Piccioni quanto accaduto in quei giorni e in quelle stanze, dove c’è stato chi non si è risparmiato a costo della propria vita e chi invece si è tirato indietro per paura e scarso senso del dovere. Storie di chi non si è arreso, di chi completamente bardato tanto da non riconoscersi, ha lottato a sostegno del valore indiscusso della vita umana. “Non chiamateci eroi, facciamo solo il nostro dovere”: le parole nude e crude dei sanitari, che non hanno mai desiderato il “grazie”, nonostante quel dovere lo abbiano svolto in una lotta impari, fronteggiando un nemico invisibile, senza potersi lasciare andare allo sconforto, abbandonando ogni lacrima e ogni dolore. Un libro interessante, emozionante, genuino e carico di significato.