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Primavera

Primavera

James sente che qualcosa non sta andando per il verso giusto con Katherine. Nel suo appartamento di Mecklenburgh Street prova a telefonarle ripetutamente, ma invano. Quando riesce a raggiungerla lei è molto evasiva e alla domanda su che programmi abbia per il weekend Katherine replica che non lo sa ancora. Evasività che ha un sapore di stanchezza e di distacco. Questa increspatura nel rapporto sembra essere cominciata quando poco tempo prima in Marocco, a Marrakech, in vacanza. James è arrivato in ritardo alla fermata di Djemaa el Fna per controllare i suoi interessi in un internet point, facendo perdere loro il minibus per andare in gita in montagna. Si perdono di vista per un po’, non si riescono a incontrare nelle viuzze della casbah e tra le bancarelle del suk. Si vedono in albergo, in piscina, dialogando quasi come due turisti estranei un po’ annoiati. Una storia d’amore questa che forse non è neppure mai decollata, per via dell’indole delle due persone. James non si è più ripreso veramente da quando la sua startup di successo è stata spazzata via dalla bolla speculativa del dot.com. Per Katherine invece l’amore è morto e non trova soddisfazione in nulla se non nel cercare di aprire un albergo tutto suo in qualche luogo esotico. Due tristi esistenze che tentano di compensarsi, spesso con scarsi risultati. A complicare il quadro ci si mette anche Fraser, l’ex marito di Katherine, mai completamente dimenticato dalla donna…

David Szalay è uno scrittore canadese di origini ungheresi, considerato uno dei migliori narratori contemporanei in lingua inglese. È cresciuto nel Regno Unito e si è laureato a Oxford e nel 2013 è stato anche inserito nella celebre rivista letteraria “Granta” fra i Best young british novelists. Il suo Tutto quello che è un uomo è stato finalista del prestigioso Man booker prize nel 2016. Questa sua fatica che risale al 2011 racconta il disagio della nostra epoca attraverso il rapporto tra due persone giovani ma già con un vissuto importante alle spalle che le ha rese disilluse e disincantate. Tutto è grigio e plumbeo, proprio come il cielo invernale di Londra che fa da sfondo al primo incontro tra James e Katherine. Le doti narrative ci sono tutte ma la storia scorre lenta, la noia che provano i protagonisti finisce per contagiare anche il lettore e le loro indecisioni snervano. Un ritratto nichilista della società odierna che non fa sconti a nessuno anche se a volte sembra anche fin troppo esasperato. Il linguaggio crudo dell’autore poi, una delle sue caratteristiche principali, in questo caso sembra un po’ fine a se stesso.