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Primavera ambientale

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Non c’è mai stato un momento adatto quanto questo per prendere in mano una mappa tattile del futuro e diventare attivisti per il clima. Muoversi con gli altri senza confini, tessere, affiliazioni ideologiche e senza nemmeno alti tassi di standard individuale di perfezione morale. Ogni essere umano è imperfetto e corresponsabile dell’emergenza climatica, quindi ognuno può essere parte delle soluzioni, qui e altrove. Siamo creature biologiche in connessione vitale con un ecosistema complesso e già da oltre quarant’anni gli scienziati hanno lanciato un allarme pubblico globale sui cambiamenti climatici, in particolare con l’intervento di James Hansen al Senato americano nel 1988: la Terra si sta riscaldando tanto, troppo; il riscaldamento può essere attribuito con certezza ai combustibili fossili; il conseguente effetto serra rende gli eventi estremi (come le ondate di calore e le siccità, o gli uragani) più frequenti e intensi. La scienza ha sempre avuto l’onere della prova e la pazienza di fornirne, a blocchi di migliaia di pagine di studi, in cicli di circa cinque anni (dal 1990). Adesso, nel 2022 l’IPCC ha dato otto anni al genere umano per cucire le soluzioni dentro la bandiera del futuro. Le nuove generazioni stanno in parte inducendo, forzando, creando il cambiamento necessario, sono tanti i ragazzi e ragazze portavoce di questa urgenza di autoconservazione biologica. Ora è il momento della cosmogonia, immaginare cosa diventeremo, chi saremo, qual è la destinazione, cosa c’è ad attenderci in porto dopo le tempeste…

Il giornalista Ferdinando Cotugno (Napoli, 1982) dal 2009 è un professionista freelance, dal 2012 trapiantato a Milano (anche verso le mete di innumerevoli viaggi di lavoro). Con linguaggio aulico, senza note o appendici, riassume il negoziato climatico contemporaneo alla luce della spinta dei nuovi soggetti scesi in campo soprattutto dopo Greta Thunberg, che fece il suo primo sciopero del clima davanti al parlamento svedese nell’agosto del 2018, Fridays for Future. Pur con qualche imprecisione scientifica (per esempio sull’evoluzione), con qualche giudizio liquidatorio di troppo (per esempio su Kyoto) e forse con un’eccessiva enfasi terminologica il quadro è corretto e pungolante. Fra l’altro, la protezione dell’ambiente è diventata parte formale della Costituzione italiana e l’ecologia del clima è stata adottata anche dal cristianesimo impegnato nella sua rinascita francescana. Lo sguardo principale giustamente non è rivolto alle annuali Conferenze Onu sul clima, all’interno di un meccanismo lento, esasperante, goffo e strabico. Le spallate vengono appunto dalle nuove generazioni. Il volume è suddiviso in sei parti, ricche di notizie e spunti aggiornati: Terra, Umani, Giustizia, Conflitto, Politica, Noi. I cenni finali sono toccanti e autobiografici, quella certa “familiarità” con la fine del mondo, riassunta da Rachel Carson: “Coloro che contemplano la bellezza della Terra trovano riserve di forza che durano fintanto che dura la vita”.