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In provincia si sogna sbagliato

In provincia si sogna sbagliato

Mirko è un sognatore. Un tipo strano, un po’ tonto, decisamente ingenuo, il figlio che va protetto, accompagnato, giustificato, interpretato, e mantenuto... soprattutto mantenuto. Sogna di fare l’attore ma questa grande vocazione che Mirko sente di avere non è che la capiscano poi molto, i suoi familiari così attaccati alla serietà, agli obblighi e ai doveri. Lui è così diverso, così distante dalla vita dei campi e dell’officina, così distante dalla vita che Fantignole può offrirgli. Per questo trova assurdo poter lavorare da Peppino il cassamortaro. Nonostante ciò che dice suo fratello Pietro, ossia che per vivere tocca mangiare, Mirko è un attore, un artista, non fa per lui accompagnare alla tomba gente che non si è accorta mai nemmeno di essere stata viva. Ma la vita non è così semplice come crede Mirko, non basta stare fermo ad attendere il successo, non basta un bel viso e tanta immaginazione. Ci si deve impegnare, non attendere l’occasione giusta, soprattutto quando si vive in un paesino che di occasioni ne offre ben poche. A Fantignole ogni cosa arriva almeno con trent’anni di ritardo, ma non questa volta. Questa volta è diverso. “Il casting director Giorgio Falchetti sarà a Perugia per selezionare nuovi volti e il protagonista per un nuovo film. Si cercano giovani attori umbri anche senza esperienza da formare e inserire”. Per questo andare a Perugia rappresenta per lui la grande occasione della vita, la conferma che il mondo del cinema l’ha cercato per tutto questo tempo e finalmente lo sta per trovare…

A quattro anni dal romanzo d’esordio A Tor Bella Monaca non piove mai Marco Bocci, conosciuto principalmente per la carriera attoriale, torna con questo In provincia si sogna sbagliato, ambientato proprio nei luoghi in cui l’autore è nato, cresciuto, da cui è fuggito e dove poi è tornato. Come rivela in un’intervista alla rivista “Grazia”, “Il romanzo riflette soprattutto i miei pensieri, le mie perplessità in alcune fasi della vita. [...] Quando cominci a fare un lavoro sconosciuto, non hai riferimenti, non sai che cosa aspettarti”. C’è molto del suo autore infatti nel libro, ma non abbastanza forse per soddisfare tutte le aspettative che si vengono a creare inizialmente. Il romanzo e il suo protagonista di fatto camminano l’uno accanto all’altro. Come dice Mirko “Tu m’hai fatto già bellissimo, mamma. Adesso devi aiutarmi a essere qualcosa di più” ed è proprio quel “di più” che qui viene a mancare, perché nonostante alcuni ottimi spunti di riflessione, il romanzo purtroppo pecca di superficialità. Vengono presentati personaggi di cui poco rimane nel momento in cui Fantignole si fa da parte e la cui utilità si limita alla caratterizzazione della vera protagonista: la provincia. Questa d’altro canto è la vera forza del romanzo. Fantignole assume i connotati di un personaggio a sé che accompagna la vita di Mirko passo dopo passo e che lo segue nella sua avventura, senza mai dirgli addio, a tratti gettandolo nello sconforto di quando la vita oscilla tra la voglia di scappare e quella di rimanere.