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Quaderni russi

Quaderni russi
Sul luogo del delitto, la polizia ha ritrovato una pistola (una Makarok IZH) e quattro bossoli. Il luogo, appunto: siamo davanti all’ascensore che il 7 ottobre del 2006 avrebbe dovuto portare Anna Politkovskaja al sesto piano del suo appartamento. Ed è così che in Russia, a colpi di pistola, al numero 6 di Lesnaja Uliza a Mosca, la brutalità della Democratura (democrazia travestita) ha preso prepotentemente la parola; per aprire un capitolo di storia attuale, quella della Cecenia, come della Russia dei soprusi di Putin. Fatti come la morte cruenta di Anna Politkovskaja, giornalista della Novaja Gazeta, ma anche le morti successive dell'avvocato Stanislav Markelov, amico di Anna e avvocato della Novaja Gazeta, e di Anastasia Baburova, stagista presso la stessa rivista. Testimonianze come quelle di vittime e di carnefici, protagonisti di una guerra ancora in atto. Parole intime come quelle di Galina Ackerman, amica e traduttrice della Politkovskaja. Misfatti come quelli della strage nella scuola di Beslan nel 2006 o i due giorni di assedio la strage del teatro Dubrovka del 2002…
Poco più di 5 anni fa, il 7 ottobre del 2006 - giorno del compleanno del primo ministro russo Vladimir Putin - la giornalista Anna Politkovskaya viene brutalmente freddata a pochi minuti dal suo appartamento, mentre aspetta l’ascensore. Più volte minacciata per la sua opposizione al governo e per le sue accorate denunce delle violazioni dei diritti umani in atto in Cecenia, la giornalista della Novaja Gazeta ha rappresentato una voce critica e vigile della coscienza russa. Ha raccontato la democrazia travestita della Russia e l’assenza di giustizia - scomparse, rapimenti, torure, stupri, razzie, morti civili – e ha pagato a colpi di pistola la sua ostinazione nel raccontare. Igort tre anni dopo è entrato in quell’ascensore per dare inizio ad un viaggio doveroso nella buia profondità del mistero russo, per guardare in faccia le atrocità della Cecenia di ieri e di oggi, per comprendere le crudeli vicende di persone “piccole”. Questi Quaderni russi sono la sua testimonianza, con il sapore del reportage, lo sguardo dell’antropologo, il registro della poesia, lo strumento del disegno, di come e perché questa voce indipendente sia stata messa a tacere. I Quaderni russi sono la seconda parte del dittico con cui l’autore, rende omaggio ai paesi dell'ex Unione Sovietica: Ucraina, Russia, Siberia. Sono un lento diario illustrato di viaggio, durato due anni, le cui istantanee intime dell’autore diventano partecipazione, comprensione, informazione. Uno sguardo introspettivo metabolizzato, sintetizzato e amalgamato adeguatamente per chiamare in causa una riflessione collettiva su quel senso di oppressione che si prova nei luoghi dove la libertà è solo apparente. I Quaderni russi sono un tentativo, umano, di rispondere ad una richiesta di verità non ancora soddisfatta. Segni privati che si compongono in un racconto lento di poesia disegnata: commoventi le pagine finali attraverso le quali entriamo nel “cuore del deserto di neve e ghiacci” della Siberia. Emozioni profonde che sigillano in modo indelebile questo viaggio nella memoria. Di questo ringrazio l’autore, che per certo ha pagato un grosso prezzo emotivo.