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Quaderni Ucraini – Diario di un’invasione

Quaderni Ucraini – Diario di un’invasione

“Sono entrati. I russi sono entrati in Ucraina”: è il 24 febbraio quando l’Ucraina viene invasa, attaccata su più fronti dall’esercito Russo. Il fuoco che divora una ad una infrastrutture, aeroporti, caserme, acquedotti sembra uno scherzo beffardo di fronte al gelido inverno ucraino. La primavera tarda ad arrivare, mentre entra in vigore le legge marziale. Tutti gli uomini dai 18 ai 60 anni non possono lasciare il paese. La guerra è cominciata ed è raccontata attraverso le cronache al telefono di chi si trova sotto assedio mentre stava provando a vivere un’esistenza normale. Come tutti noi. “Comincia la guerra. Oggi. Con le voci agitate al telefono, dal campo di battaglia. I mezzi pianti, le paure che emergono. I monconi di discorso”. Sveta chiama la mattina stessa, racconta del bombardamento all’aeroporto di Dnipropetrovsk, dove Igort ha vissuto due anni prima di partire per Mosca. Poi è la volta di Maskim, 28 anni: lavora in Belgio, ma si trova in vacanza in Ucraina, voleva rivedere la famiglia, non era riuscito a rientrare per tempo quando la mamma era morta in pochi giorni per via del Covid. Vorrebbe fortemente andar via, ma quando ogni speranza svanisce, torna nel suo villaggio nella steppa, vicino a Melitopol... Da qui in Italia, non puoi che cercare informazioni che li potrebbero non arrivare, per aiutare gli amici a che chiamano e definire un quadro. A cercare un senso. Ma poi ti ascolti restituire versioni edulcorate di informazioni orrende che si sovrappongono dopo essere uscite dai notiziari, dai giornali, dagli speciali TV di cui non puoi fare a meno di nutrirti per provare a capire. Quella che tutti noi abbiamo visto in cui primi mesi è una guerra in diretta...

“La guerra è sempre e solo una sporca guerra. Non c’è epica, non c’è gloria. Solo miseria”: dopo aver esplorato le radici del conflitto ancora in atto, nel 2010, attraverso il primo volume dei suoi quaderni, Igort torna a raccontare l'Ucraina e soprattutto gli ucraini con un secondo capitolo: Quaderni Ucraini. Diario di un’invasione. Un reportage disegnato che ha documentato in tempo reale l'invasione dell'Ucraina da parte della Russia di Putin. Dal primo giorno, giorno dopo giorno, attraverso le testimonianze dirette dei civili, con le voci dell'uomo comune che vive e soffre le conseguenze di una guerra insensata e brutale. Logorante. C’è, vista dal basso, la resistenza ucraina di fronte alla superiorità militare della Russia. C’è l'evacuazione forzata e la disperata ricerca di parenti, cibo e acqua. C’è il racconto di come è cominciata questa guerra fratricida, ricostruito grazie alla rete di contatti costruita nel corso di due anni che Igort ha trascorso in Ucraina. Tutto raccolto, lì e ora, quotidianamente attraverso decine di telefonate che narrano la vita di stenti e privazioni della popolazione ucraina al momento dell’invasione. La prosa, che dà forza alle testimonianze e alla cronaca, si alternata al disegno, che dà corpo alla narrazione della sofferenza e all’umanità, in un equilibrio perfetto, proprio dell’autore che ben padroneggia la scrittura sia essa cinematografica, musicale, del fumetto. Non esistono tavole originali di questo fumetto: “sono dei ritagli in bianco e nero che ho montato e colorato in digitale. Non avevo tempo, era un diario in diretta perché c'era una guerra e dunque, a differenza di altri miei lavori, i frammenti che costituiscono le tavole sono stati fatti su fogli volanti, e pezzetti, dunque. Per me gli originali sono la tavola finita,” scrive Igort sulla sua pagina Facebook, a motivare perché alla mostra di fumetti 1964 - 2024 in corso al centre Pompidou non ci sono i suoi lavori. “Al Beaubourg non si possono esporre delle stampe digitali. Come fosse lesa maestà! Argh! Davanti a una prova di simile idiozia ho ritenuto che si vive benissimo anche senza partecipare a operazioni condotte con criteri di purismo ottocenteschi e ho chiuso le comunicazioni. Trovo patetico che ancora oggi si pensi che esistano modi giusti e modi sbagliati di colorare le tavole o fare il proprio lavoro. Trovo semplicistico e riduttivo questo atteggiamento, in una parola "inadeguato". E dunque non vedo perché mai dovrei appoggiarlo con il mio lavoro”.