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Quagliare

Quagliare

I canarini, durante il loro periodo di posa, depongono un uovo al giorno. Questa caratteristica, dettata dalla natura, comporta che i primi nati crescano più degli altri, i quali rischiano così di non sopravvivere. È un pericolo che aumenta mano a mano che i giorni passano, come a dire: gli ultimi (in questo caso a uscire dal guscio) saranno i primi (a morire). Questa informazione è strettamente legata al ricordo di un padre che alleva canarini in garage. Per proteggere gli ultimi nati, ogni giorno sostituisce le uova vere con quelle finte, conservandole in una scatoletta piena di bambagia e solo alla fine del periodo di posa le rimetterà nel nido, di modo che a tutti i canarini vengano date le stesse possibilità di vivere. Ma c’è anche chi, a differenza di questo padre amorevole, ama tirare giù tutto quel che vola. C’è un uomo che, da quando ha scoperto per caso nella cantina un vecchio richiamo per beccacce e ci ha fischiato dentro, dopo averlo ripulito dalla polvere del tempo, ha capito che la sua passione è sparare ai volatili. Si è messo a girare per le fiere di paese, ha acquistato un richiamo per tordi – ed è in quel momento che è scoppiata la passione venatoria – si è informato con gli amici su quale fosse la miglior armeria e poi, col cane e il suo amico Gigi, si è messo a gironzolare all’alba per le campagne, prendendo più raffreddori che pennuti. Ma alla fine una quaglia e due beccacce le ha tirate giù e quel che è avanzato dalla bocca del suo setter, che ha sbranato le prede per metà, è finito in pentola e poi nel suo stomaco che però faticherà a digerire. Infine, nel campo, in mezzo all’erba medica, ci sono due piccole quaglie, fratello e sorella, che chiameremo Q1 e Q2. Hanno rispettivamente 21 e 20 giorni di vita. È arrivato anche per loro il momento di affrontare il mondo e forse contribuire ad aumentare la schiera di quelli che verranno cacciati. È tempo dunque di conoscere le loro storie...

Quagliare non si può esattamente definire come un romanzo, perché fatto di più storie per lo più scollegate tra loro che si interrompono a vicenda, ma non è nemmeno un insieme di racconti diversi uno dall’altro. Somiglia piuttosto al volo disordinato e frammentario delle quaglie in cerca di cibo. Biagio Bagini, che da anni si occupa di tematiche ambientali e legate allo sfruttamento incauto della natura da parte dell’uomo, dopo il Miniromanzo della vita sulla Terra pubblicato per Sonda nel 2020 e dedicato ai lettori piccoli ma curiosi di conoscenza, punta la lente di ingrandimento sui volatili, concentrandosi soprattutto sui canarini, i cui ricordi di famiglia sono uno dei filoni di questo breve libro composito, e sulle quaglie, o più precisamente Coturnix coturnix, bersaglio preferito dei cacciatori. Biagini, con sensibilità e nostalgia, riporta a galla aneddoti personali ingabbiati come un canarino, prigioniero modello: “Bello, abbastanza pulito (..), perfino di buon umore”. Piccoli animali domestici la cui cura e protezione sono fondamentali per la loro sopravvivenza, come pensieri nati e cresciuti dentro la testa e che se pronunciati andrebbero alla morte. Con arguzia e umorismo, racconta invece la storia di un cacciatore che quasi non distingue un aereo, o persino un vampiro volante come Dracula, da una quaglia e che guarda al cielo solo per abbattere un trofeo. Uno che, quando caccia, vorrebbe fare “uno storminio” e che, unico, ride di gusto della sua battuta. Tra questi racconti, ci sono poi frammenti di “quaglie letterarie”, pensieri che si comportano proprio come questi piccoli uccelli e che quando atterrano sulla carta sono avidi di piccole lettere dell’alfabeto di cui si nutrono. Un progetto insolito, come peraltro quello di far suonare le verdure assieme a Gian Luigi Carlone, con il quale Biagini racconta storie sui mondi orticoli. Insomma, quagliare, cioè concretizzarsi, arrivare al punto e al nocciolo della questione, è importante. Cioè, conta far capire di cosa si sta parlando, conta far arrivare il messaggio. Questo piccolo libretto alla fine, mettendo assieme tutti i frammenti connotati da un titolo con una grafica propria e spiegata nelle prime pagine, lo fa: quaglia.