Se ne sta seduto su una panchina davanti all’ospedale dove sua sorella Ida è morta da poco, le si è spezzato il cuore. Sono le due del mattino del primo tiepido giorno d’estate e seduto accanto a lui c’è Pedro, il fidanzato di sua sorella. In mano tiene un questionario da compilare e tra i fogli c’è il certificato di morte di Ida. Di certo un altro mese così non lo avrebbe sopportato, tempo sospeso e faticoso e già avevano dovuto sorbirsi la malattia della mamma. Tutto intorno è buio, un buio blu, solo le poche luci dei faretti interrati nelle aiuole diffondono un piccolo chiarore. Pedro è a un metro da lui, piange, il mento alto e gli occhi nerissimi puntati oltre le creste dei monti lontani. Ida, una donna istruita, era la veterinaria di Aridosa, un paese voluto, inventato da tenaci pionieri. Lei e Pedro a vederli erano una coppia ben assortita, lui magro e peloso, lei solare ed in sovrappeso, ma tanto appassionati. L’amore è un odore, dicono gli scienziati, i recettori olfattivi decifrano ormoni e con il naso giusto si fiuta anche il buono che la gente lascia nell’aria, nelle cose, negli altri, anche quando la vita ci lascia. Pedro è convinto di questo, lui che lavora nel forno crematorio del paese e che è sempre attaccato al suo robusto cane Lobo, che Ida aveva curato. Loro tre, due uomini e un cane, sono come una nuova famiglia, ma Pedro con misurata lentezza dice: “Non devi volermi bene, l’ho ammazzata io”…

Qualcosa resta di Alessandro Mari è la storia di un uomo e di Pedro che diventerà suo amico. Il romanzo si apre con la morte improvvisa e prematura di Ida la veterinaria, sorella della voce narrante. Pedro, il suo compagno, è oppresso dai sensi di colpa, perché negli ultimi tempi si stava allontanando da lei e il loro rapporto era in crisi. Il senso di vuoto che la perdita di una persona cara spalanca è registrato dal corpo, dall’animo e, come accade a Pedro, è il senso di colpa che arriva ad inghiottire tutte le possibilità di credere che nella vita, anche durante questi frangenti dolorosi, possano arrivare in dono momenti di bellezza o di bene, lasciati da chi non c’è più. La mancanza di Ida fa incontrare e avvicinare questi due uomini tanto diversi e si instaura tra loro una familiarità non dovuta a legami di sangue. Nel romanzo la descrizione della malattia di Ida - molto dettagliata - è frutto di ricerca e del ricordo della morte del padre dell’autore. Dire un cuore spezzato con fare romantico è riferito alla fine di un amore. È nel piccolo spazio tra il letterale, quando il muscolo cardiaco si lacera, e il romanzo di fantasia che si incentra il romanzo, con molta rielaborazione letteraria e di stile, ma ben poca riguardo alla realtà. Dal senso di perdita e lutto iniziali il romanzo si apre, con il cane Lobo e la sua metafora, verso una luce e una speranza. L’animale ha un talento, quello di fiutare l’odore del buono e del bene che le persone si lasciano attorno. Quello che Lobo insegna a Pedro, anche se può sembrare fantasioso inserito in un romanzo, è a tutti gli effetti realizzabile. I cani vengono addestrati a fiutare gli odori per salvaguardia, sicurezza, ricerca, nel romanzo per fiutare i sentimenti. L’ambientazione di Qualcosa resta è il paese di Aridosa perfetto, ideale, dove tra gli abitanti regna un senso di intimità e mutuo aiuto. Andare, tornare, restare. Strapparsi dal proprio habitat e decidere se tornare, proprio come le barche citate nel testo. Queste hanno un posto per tornare, oppure il posto per tornare è quello dove non sono mai state. Sottofondo musicale adatto per questa parte, la canzone Je connais de bateaux di Jacques George Brel.