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Qualcuno

Qualcuno

Marie ha sette anni e vive a Brooklyn. È molto timida, un po’ buffa a vedersi con quel faccino tondo e piatto, due occhi neri e profondi ma coperti dalle lenti spesse dei suoi occhiali. Porta la frangetta come i personaggi dei cartoni animati e le sue labbra sono quasi sempre tese in un’espressione troppo seria per la sua età. Come ogni sera è seduta sui gradini davanti alla porta della sua casa di Brooklyn in attesa del ritorno di suo padre. Osserva il viavai degli uomini e delle donne del suo quartiere che, passando, la salutano. Ecco Pegeen Chehab, una ragazza non particolarmente graziosa, con alcuni tratti ereditati dal padre siriano e altri dalla madre irlandese. Oltretutto, pensa Mary, è anche molto sbadata: non fa che perdere o dimenticare oggetti di sua proprietà (e non solo), smagliare le calze o macchiare vestiti. Sua madre la chiama spesso con la parola “amadán”, scimunita. Appare particolarmente garrula perché, racconta, dopo essere caduta in metropolitana ed essersi sporcata è stata aiutata ad alzarsi da un uomo bellissimo. Un vero principe azzurro, che le ha addirittura domandato se si sentisse bene. Pegeen ha tutta l’intenzione di cercarlo sulla metropolitana l’indomani per avvicinarsi a lui, fingere di cadere ed essere di nuovo soccorsa dal prode cavaliere. Marie la ascolta attentamente senza fare troppi commenti, poi la osserva allontanarsi e sparire dietro la porta della sua casa. Un gruppo di ragazzetti che gioca a baseball in fondo alla strada attira momentaneamente la sua attenzione. Tra loro anche Walter Hartnett, con la sua immancabile scarpa ortopedica. E Bill Corrigan, seduto in giacca, cravatta e scarpe pulitissime sulla sedia da cucina dove sua madre lo piazza ogni volta che c’è bel tempo. Bill è rimasto cieco a causa dell’esposizione ai gas tossici durante la guerra, ma è sempre pronto a decretare falli di gioco quando gli altri ragazzi reclamano l’aiuto del suo arbitraggio. Marie si concentra nuovamente sul suo turno di guardia serale, rivolgendo lo sguardo verso l’uscita della metropolitana e aspettando, tra tutte le persone che ne vengono rigurgitate in continuazione, quella che le è più cara al mondo...

Uno spaccato di vita di Brooklyn a partire dagli anni Trenta del Novecento. È questo che viene ritratto in Qualcuno, quinto romanzo tradotto in italiano dell’autrice bestseller statunitense Alice McDermott, più volte finalista del Premio Pulitzer, vincitrice del National Book Award nel 1998 e dell’American Book Awards nel 1999. Chi lo ha detto che una storia normale, la storia di chiunque (o meglio, di “qualcuno”), non sia degna di essere raccontata tra le pagine di un romanzo? Finalmente, è proprio il caso di dirlo, non viene narrata una storia avventurosa, ricca di suspense o colpi di scena, ma quella che racconta la banale vita di una donna come tante. E probabilmente la particolarità (e la bellezza) di questo libro risiede proprio nei suoi personaggi così comuni, semplici e, quindi, estremamente reali. La famiglia di Marie è una delle tante che conduce una comunissima esistenza nel quartiere newyorkese di Brooklyn, fin dalla metà dell’Ottocento enclave di irlandesi cattolici immigrati negli Stati Uniti d’America in seguito alla Grande Carestia che aveva colpito l’isola di San Patrizio tra il 1845 e il 1852. Un quartiere come tanti, una famiglia come tante, una ragazza come tante e una vita come tante. È questo che racconta Marie in prima persona tra le pagine di Qualcuno. La donna, tornando indietro nel tempo attraverso una sapiente ricostruzione del passato tra piacevole narrazione e sapienti flashback, dialoga direttamente con il lettore raccontandogli le sue esperienze fin dalla fanciullezza, il suo attaccamento alla figura paterna, il suo lavoro alle pompe funebri e la sua vita sentimentale e famigliare. Lo stile della McDermott è semplice, soave ed estremamente descrittivo. Leggendo le sue parole il lettore si ritrova a osservare la vita in una Brooklyn fortemente segnata dalla Prima guerra mondiale, dall’immigrazione e dalla crisi economica del 1929 attraverso le spesse lenti degli occhiali di Marie. Una vita in un quartiere che appare a volte sonnacchioso, ma che nasconde tanta umanità che, di certo, vale la pena di scoprire.