Salta al contenuto principale

Qualcuno che conoscevo

Qualcuno che conoscevo

Valentina è in bilico sulla scala e spruzza il detersivo fai da te preparato seguendo un tutorial. È a base d’aceto, che dovrebbe fare miracoli sulle superfici unte, ma la puzza che emana la fa starnutire. Ora dovrebbe pulire la superficie esterna del mobiletto con un panno e incollarci sopra del giornale. Peccato che lei non ne compri da anni e in tutta la casa non riesce a trovare un singolo pezzo di carta da utilizzare. Entra nella camera delle gemelle e realizza che lì regna il caos. Dovrebbe invitarle a riordinare da sole, ma Valentina sa di non avere alcuna autorità su di loro, che sono anche numericamente superiori a lei: tre contro una. In camera sua, invece, dal letto David Copperfield la guarda: le mancano cento pagine per finirlo. È da un mese che ogni sera si ripromette di continuare la lettura, ma ogni mattina si risveglia con un dito stretto tra le pagine, a tenere il segno, e tre bambine di tre anni spalmate sul suo corpo. Di solito Carlotta le si sdraia sulla testa, Emilia sul petto e Anna sulle gambe. In orizzontale e in ordine di nascita. Viste dall’alto, formano una grande E, come “effetti collaterali” della situazione che stanno vivendo. Quando la tasca della tuta comincia a vibrarle e sul display del cellulare appare la scritta “Asilo”, Valentina alza gli occhi al cielo e risponde. All’altro capo la direttrice le chiede di andare a ritirare le tre figlie, che hanno combinato un pasticcio. L’asilo è un casermone giallo che si chiama Pentola magica; la direttrice l’accoglie sulla porta e la invita poi a entrare nel suo ufficio, dove, su una sedia, c’è una donna che indossa un giaccone marrone. Deve esser la mamma di un’altra bimba dell’asilo, ma Valentina non ha la più pallida idea di chi possa essere. Il fatto, spiega la direttrice, è che le sue tre figlie sono fuggite. Cioè, ora sono tornate e stanno bene, ma si sono arrampicate una sull’altra, hanno aperto la finestra del piano terra e si sono calate in giardino, coinvolgendo nella loro rocambolesca fuga anche Agnese. Ecco di chi è la madre quella signora dallo sguardo piuttosto seccato! A dir la verità, però, Valentina non ricorda se Agnese sia la biondina magrolina sempre vestita di rosa oppure la bimba ricciolina dallo sguardo simpatico...

Tre figlie tre, a cui Valentina Bronti ha dato la versione italiana del nome delle tre celebri sorelle inglesi con il cognome molto simile al suo: Emilia, Carlotta e Anna. Un parto trigemellare non è cosa da poco; crescere tre gemelle, poi, mette a dura prova anche la più tenace delle volontà. Questa è la ragione per cui Valentina, trent’anni e una carriera chiusa a chiave in un cassetto, cerca di fare dell’umorismo il leitmotiv delle sue giornate. Il suo compagno Marco, con cui le frizioni sono evidenti, si è rintanato nello sgabuzzino di casa a dormire, e lei deve barcamenarsi tra cura dell’appartamento, delle piccole e di quel che resta della sua sanità mentale. Quando le tre pesti travestite da bambine tentano la fuga dall’asilo coinvolgendo un’amica, la madre di quest’ultima – aria severa e un po’ sprezzante – lascia in Valentina una strana sensazione, confermata poi dalla scoperta che si tratti della sorella di una ragazza intorno alla cui scomparsa, avvenuta anni prima, ancora aleggia un denso alone di mistero. Mistero che Valentina, sagace e attenta, è decisa a svelare, muovendosi tra le strade e i palazzi di una città, Torino, che sa serbare bene i propri segreti e non intende svelarsi con facilità. Francesca Mautino tesse una trama originale che, partendo da un cold case piuttosto intrigante, mostra una carrellata di figure interessanti e genuine, che assomigliano molto a quelle con cui il lettore si interfaccia nel proprio quotidiano, a partire proprio dalla protagonista, “qualcuno che si conosce” e che quindi appare estremamente familiare. Un impianto narrativo che attinge al giallo e che, attraverso una scrittura ben ritmata e mai monotona, offre uno spaccato di quotidianità, quella di chi si sente perennemente inadeguato ma non rinuncia comunque all’entusiasmo, alla grinta e alla curiosità del vivere.