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Quando la notte

Quando la notte
Un’estate, un paesino di montagna del nord Italia. Marina ha pensato di trascorrere lì le sue vacanze, affittando una casa per un mese insieme al figlioletto di pochi mesi, Marco, e senza suo marito Mario, senza nessun altro; è sola ad affrontare il ruolo di madre che sta rivestendo goffamente dalla nascita del bambino e in cui tenta di sentirsi a suo agio con scarsi risultati. Manfred è il proprietario della casa in cui alloggiano i due, è un uomo burbero, misterioso, abituato alle asperità della montagna in cui ha sempre vissuto e che dimostra di conoscere alla perfezione da esperta guida turistica quale è; sotto all’appartamento affittato abita solo da quando sua moglie Luna lo ha abbandonato portandosi via i figli e obbligandolo a vederli solo sporadicamente, come ai suoi tempi fece anche sua madre, senza però trascinare nella sua fuga in America Manfred e i suoi due fratelli, che crebbero con il padre, conducendo un’ infanzia tetra e completamente “mascolina”. Marina, intanto, costretta dai pianti del bambino a notti insonni, si sente sempre più fragile nella guerra invisibile che ha intrapreso col mondo da quando è il piccolo nato. “Ce la faccio” dice al marito per telefono, e intanto prova davvero a farcela, a resistere, a diventare la buona mamma che tutti si aspettano, ma è troppo difficile per lei. A un certo punto è il bambino stesso a diventare il suo nemico, il bambino che urla, il bambino che non le dà un attimo di tregua:  quella sera non ce la fa, perde il controllo e lo zittisce, con un colpo. Manfred, da sotto, sente urla, strepiti e poi più nulla: pensa bene di andare a controllare e la scena agghiacciante che gli si para davanti è quella di Marina sotto shock con accanto il bambino sanguinante e privo di sensi. Dopo si fa tutto rapido e convulso: la corsa all’ospedale, spiegazioni poco convincenti di Marina, per il bambino unicamente una brutta cicatrice e tante lacrime. Per Manfred, però, non è finita qui, lui non crede ai commenti di Marina sui giochi sventati del figlioletto, e da quel momento in poi persegue con un’ostinazione che i più scambiano per pura misoginia l’intento di punire quella che ai suoi occhi non è una madre sbadata ma una madre pericolosa. Ma Marina è un osso duro, scopre i suoi punti deboli e lo costringe a portare alla luce gli scheletri nascosti di un infanzia dolorosa che lo ha reso incapace di donare i suoi sentimenti a una donna; questa volta è una lotta ad armi pari, contro un nemico reale che ha smascherato il suo lato più oscuro ma che lei, con analoghe modalità, riesce a rendere vulnerabile. Quando è Manfred a essere vittima di un incidente e Marina a salvarlo, accorgendosi della sua assenza e chiamando i soccorsi, le dinamiche tra i due prendono una piega diversa: l’atto di lei sarà il motivo di un avvicinamento inaspettato che tramuterà questa guerra in un sentimento opposto ma altrettanto violento…
Con questo romanzo acuto, viscerale e intenso, la penna della Comencini arriva dove altre, penne, cuori e cervelli non vorrebbero mai arrivare; tocca l’indicibile e lo descrive magistralmente. Ha il coraggio di denunciare quelle che Concita De Gregorio in Una madre lo sa ha giustamente definito “le ombre di un amore perfetto”, ossia tutte quelle paure, ossessioni che sfociano in un reale odio da parte della madre verso il figlio appena arrivato, un odio di cui non è lecito parlare, che, anzi, non è neppure lecito provare. L’autrice, tratteggiando due personaggi memorabili, riesce a raccontare tutti gli aspetti della solitudine, quella di una madre dinanzi a un bimbo in lacrime, quella di un uomo abbandonato per l’ennesima volta da una donna, solitudini diametralmente opposte che si uniscono in questa contraddizione, facendo sbocciare dall’odio reciproco un amore controverso e impossibile. La vicenda si dipana agilmente oscillando tra i punti di vista dei due protagonisti che si susseguono sovrapponendosi; il risultato è un originale caleidoscopio di sensazioni differenti e fortissime che avvinghieranno il lettore regalandogli grandi emozioni.