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Quando volevamo fermare il mondo

Quando volevamo fermare il mondo

Luglio 2001. L’aria è pervasa dall’allegro vociare dei ragazzi, esattamente come accadeva venti anni prima. Sono cambiati i nomi e i volti, ma i giovani fanno esattamente le stesse cose che faceva lui insieme agli amici, quando avevano la loro età. Fa caldo e l’ispettore di Polizia Massimo Valeri si sente uno straniero e si guarda intorno, seduto al tavolino di un chiosco, mentre intorno a lui scorrono i ricordi della sua infanzia e della sua adolescenza, trascorsi proprio in quel luogo. Le narici dell’uomo vengono stuzzicate da profumi che arrivano da lontano: ciambelle calde ricoperte di zucchero, vaniglia e arancia. Massimo ordina uno spritz e aspetta. Di fronte al chiosco vede la stessa pedana lastricata di marmo in cui giocava da bambino insieme ai suoi amici: Fernando, Brigida, Antonio, Nadia e gli altri. E poi c’era lui, l’amico più importante, l’amico del cuore. Pietro. Si sono conosciuti all’asilo e hanno stretto da subito un’amicizia intensa e profonda – Massimo ricorda benissimo quando, dopo aver rubato cioccolato e merendine proprio nel chiosco in cui si trova in questo momento, Pietro è stato scoperto e punito dal padre, ma non ha mai rivelato il nome del suo compare durante il furto, diventando in questo modo un vero eroe agli occhi di Massimo – che li ha accompagnati per lunghi anni. Massimo è da poco rientrato da una missione che lo ha lasciato frastornato e profondamente ammaccato nell’animo: ha effettuato servizio d’ordine durante il G8 di Genova ed è stato protagonista di qualcosa più grande di lui; ha vissuto una battaglia al termine della quale mazze, bastoni, magliette sporche di sangue e auto bruciate sono rimaste a testimonianza di uno scempio che parla di follia. Nessuno ha capito fino in fondo cosa sia realmente accaduto e Massimo è roso da un tarlo: ha compiuto fino in fondo il proprio dovere?

No, questa volta non ci si trova a leggere l’ennesima appassionante indagine del commissario Tommaso Casabona, personaggio frutto dell’estro creativo di Antonio Fusco. Il protagonista del nuovo lavoro di uno dei più apprezzati scrittori di noir del panorama italiano – funzionario nella Polizia di Stato e Criminologo forense, ha lavorato a Roma e a Napoli; dal 2000 vive in Toscana, dove si occupa di indagini di polizia giudiziaria – è un ispettore di Polizia che ha fatto della solitudine la sua compagna di vita. Massimo Valeri, detto l’Indiano a causa dei tratti del viso ereditati da una madre di origine sinti che lo ha abbandonato al suo destino quando era ancora molto piccolo, è un uomo taciturno che ha scelto di rifuggire i legami duraturi, da quando l’amico di una vita ha tradito ogni sua certezza. E sarà proprio con questo amico, sullo sfondo di uno degli eventi più drammatici e sconvolgenti che hanno segnato profondamente la Storia più recente del nostro Paese, che Valeri deve confrontarsi quando i due si ritrovano ai lati opposti della stessa barricata. Fusco sceglie di proporre una profonda riflessione sull’amicizia mentre racconta i tre giorni più inquieti e surreali che l’Italia abbia vissuto, nel luglio 2001, durante il tristemente famoso G8 di Genova. A distanza di vent’anni da quegli episodi l’autore sente l’esigenza di fare i conti con un evento che l’ha visto protagonista: “Il G8 l’ho vissuto, perché ero al Reparto Mobile di Firenze. Tutto quello che racconto è basato su una rigorosa ricostruzione che poggia sia sui documenti del processo che della commissione d’inchiesta… Quello che invece è mio è la descrizione della tensione e della preoccupazione che c’era in quei giorni e questa si percepisce tutta nel libro. È il lascito di questa esperienza”. Giorni drammatici in cui il protagonista del romanzo vive un vero e proprio inferno; una situazione, presto sfuggita di mano, nella quale “si colpiva alla rinfusa, anche persone con le mani alzate in segno di resa. Incapaci di distinguere. Accecati da un misto di rabbia e paura, dall’adrenalina che circolava nel sangue.” Un’esperienza intensa e dolorosissima, al termine della quale Valeri non è più la stessa persona che era in precedenza; un’esperienza che lo conduce a riflettere sull’enorme divario che c’è tra la strada e tutte le sue brutture da un lato e il mondo di chi comanda dall’altro, realtà indifferente a ciò che davvero accade al Paese. L’amarezza di queste considerazioni lo aiutano tuttavia a preparare il terreno per un incontro decisivo con l’amico di sempre che gli ha spezzato il cuore – in nome dell’amore – tanti anni prima. È lo stesso amico che ha condiviso con lui le atrocità di quei tre giorni disperati, pur se dal fronte opposto – mentre Valeri indossa la divisa, l’amico Pietro è tra le fila dei manifestanti No global –; è lo stesso amico con cui è necessario un incontro attraverso il quale portare alla luce, una volta per tutte, ogni zona d’ombra. Perché solo in questo modo, poi, sarà possibile cominciare di nuovo, forse di nuovo lontani uno dall’altro o magari un po’ più vicini. Non importa. Quel che davvero conta è poter ricominciare a vivere.