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Quaranta giorni

33 d.C. Monte Golgota. Jeshua, condannato a morte dal governatore Pilato per essersi proclamato Re dei Giudei, spira all’ora nona, agonizzante sulla croce, trattato alla stregua di un comunissimo ladro. Dalla sofferenza della crocifissione fino al momento della Resurrezione e alle apparizioni successive, una figura segue nell’ombra il Messiah, intento ad approfondire la conoscenza e natura di colui che si fa chiamare Figlio di Dio e ad indagare il senso del suo estremo sacrificio sulla croce. Intanto, dall’altra parte del mondo, Tiberio, in ‘esilio’ a Capri, viene informato di questa morte da Thamous, misterioso comandante della nave “Dafne”, il quale, rilevando i numerosi prodigi compiuti in Giudea, allerta l’imperatore dell’importante ascendente che il profeta nazareno esercita sulla popolazione e sulla possibilità che l’impero possa essere minato dai suoi seguaci, incaricati di diffondere le sue parole in ogni regione. Così, mentre il dubbio, ormai insinuato nella testa di Tiberio, prenderà progressivamente forma nelle campagne militari in Giudea degli anni successivi, la figura misteriosa trova finalmente Jeshua, lo accompagna nella discesa agli Inferi a rivedere Giuda, nella resa dei conti con Pilato e viaggia con lui nel tempo, avanti e indietro, per convincerlo a cambiare l’esito della storia e a salvare la città di Gerusalemme dalla devastazione imminente dei Romani…

In quest’opera Valerio Massimo Manfredi dipinge lo scenario dei giorni successivi alla morte di Cristo e partendo dalla citazione quasi letterale del Vangelo, arricchita soltanto con le riflessioni e con la prospettiva della figura ‘misteriosa’ che segue Jeshua nell’ombra, cerca di mantenere l’attenzione del lettore sul fatto che il suo sacrificio, facilmente evitabile da parte della potenza del Padre, si fosse reso necessario per l’adempimento delle sacre Scritture e della salvezza dell’umanità. Il demone, incaricato da Satana non solo di tentarlo durante l’arresto e la crocifissione, dove la sua fragilità umana avrebbe potuto rivelarsi preda di una facile corruzione, ma altresì di ricercarlo nei giorni successivi alla morte e convincerlo a intervenire sui fatti storici per risparmiare la città di Gerusalemme, rappresenta la pretesa, spesso umana, di limitare la potenza divina di Cristo a una sorta di potere ‘magico’ da invocare all’occorrenza per vedere avverati i propri progetti. Di fronte a ciò, invece, Manfredi sembra cogliere e mettere in evidenza il fallimento di questo atteggiamento, dimostrando che il piano alternativo del demone, originato a seguito del diniego di Jeshua a intervenire, si sveli completamente fallimentare perché “Dio non si piega alle fantasie degli uomini”. In un’intervista Manfredi ha dichiarato che si tratta di un libro forte e per il quale “ha perso un’amicizia che durava da 50 anni”: indubbiamente è complesso sia nella prosa e nel linguaggio, ben parametrato, come sempre, alle vicende, oggetto della narrazione sia per la scelta di personaggi discussi come la torbida Berenice o l’ambiguo Tito Flavio Giuseppe e non stupisce che abbia potuto destare qualche critica per l’impossessamento del corpo di Gesù prima della Resurrezione o per la descrizione sommaria dell’Apocalisse; tuttavia, al di là dell’ingegnosa fictio che in re ipsa per la sua originalità costituirebbe, seppur discutibilmente, una genialità di quest’opera, la vera acutezza risiede nel rendere la protagonista di questo libro la compassione di Cristo, avendo cura di non circoscriverla a una circostanza storica ormai passata, ma tratteggiandola come un avvenimento pronto a riaccadere anche tutti i giorni che ‘accorre al capezzale’ dei fallimenti e della miseria della natura umana.