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Quartetto

Quartetto

Parigi. Anni Venti. Marya Zelli esce dal Café Lavenue, attraversa boulevard Montparnasse e s’incammina per rue de Rennes. Rue de Rennes assomiglia molto a Tottenham Court Road. Questo pensiero l’immalinconisce. Prova a distrarsi osservando un cappellino rosso esposto nella vetrina di una boutique. Marya è bionda, non molto alta, ha gli zigomi pronunciati e la bocca dalle labbra piene. Spesso giovanotti un po’ sciatti l’apostrofano speranzosi; lei risponde in inglese che non capisce. È ancora di fronte alla vetrina quando passa Miss De Solla che la nota e la invita ad andare da lei. Miss De Solla tira fuori dalla credenza un bottiglia di gin e di vermut; dopo aver servito la sua ospite, le mostra dei disegni acquistati quel mattino. Sono di un artista ungherese. L’ultima scoperta di Hugh Heidler, non lo conosce? È un mercante d’arte inglese. Marya risponde che non conosce molti inglesi a Parigi. “Che meraviglia per lei! A Parigi bisognerebbe stare alla larga dagli anglosassoni; se no, dove diamine è il vantaggio di stare qua?”. Miss De Solla le chiede se suo marito sia francese. No, Stephen è polacco. Marya confessa che “a non conoscere neanche un inglese forse si resta un po’ soli.” Miss De Solla rassicura Marya: se la cosa l’angustia, può farle conoscere gli Heidler quella sera; ceneranno insieme da Lefranc. Il ristorante si trova a metà di Rue Montparnasse. Gli Heidler sono seduti in un tavolo in fondo alla sala. Mr. e Mrs. Heidler appaiono entrambi freschi e robusti agli occhi di Marya. La moglie, più giovane, ha la carnagione scura, la bocca larga, ha un che di terroso. Il marito ha gli occhi chiari, naso arrogante, le mani tozze e spalle possenti. Dopo cena, Marya e gli Heidler vanno a bere qualcosa al Cafè du Dôme. Si accomodano fuori, nella terrasse. Mr. Heidler posa una mano pesante, possessiva sul ginocchio di Maya. Che cosa ridicola, pensa lei. Ridicola, non allarmante. Perché allarmarsi?

Pubblicato nel 1929, Quartetto è il primo romanzo della scrittrice inglese nata in Dominica Jean Rhys. Il titolo attinge dalla terminologia musicale – “quartetto” è un complesso musicale composto da quattro esecutori – per riferirsi alle dinamiche amorose dei personaggi principali. Il cuore del romanzo è l’ambigua e disfunzionale relazione adulterina tra la protagonista Marya Zelli e il mercante d’arte Hugh Heidler, relazione che inevitabilmente coinvolge i loro rispettivi coniugi, dai cui il riferimento ai quattro esecutori. Ora, per quanto sia noto che la storia si basi sul vissuto della scrittrice, ossia sul ménage à trois che ebbe durante il soggiorno parigino con lo scrittore inglese Ford Madox Ford e sua moglie Stella Bowen, l’opera non può definirsi autobiografica quanto piuttosto roman à clé, ossia “romanzo a chiave”. Rhys infatti prende le mosse dalla sua esperienza biografica, ma romanza gli avvenimenti cambiando i nomi dei personaggi per celarne le vere identità. È possibile rintracciare fin da questo primo romanzo le caratteristiche tipiche della scrittura di Rhys, ossia la sintassi ellittica e frammentata e i ricorrenti monologhi interiori che indugiano sul senso di alienazione delle giovani protagoniste, spesso alter ego dell’autrice. Si tratta dunque di uno stile fortemente influenzato dai modernisti, i cui massimi rappresentati Rhys ebbe modo di conoscere proprio a Parigi. Negli anni Venti infatti, la capitale francese era il fulcro delle avanguardie artistiche e letterarie, ma anche e soprattutto ritrovo di scrittori del calibro di James Joyce, Ezra Pound, T.S. Eliot, e dello stesso Ford Madox Ford, che fu il primo a intuire la potenza della penna di Rhys e in particolare il suo sguardo inedito sulla realtà europea dovuto alle origini caraibiche della donna, per poi prenderla sotto la sua ala. I versi posti in epigrafe al romanzo, forniscono un’interessante chiave di lettura del romanzo, quasi che la scrittrice desideri svelare fin da subito al lettore la trappola in cui cadrà la protagonista. Nel 1981 il grande regista James Ivory ha tratto dal libro un film interpretato da Alan Bates, Maggie Smith e Isabelle Adjani.