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Quattro indagini a Màkari

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Mentre l’hostess dà loro il benvenuto all’aeroporto “Falcone e Borsellino” di Palermo e ringrazia i passeggeri per aver scelto Alitalia, Saverio sente qualcuno spingere - il solito furbetto che vuole farsi spazio prima ancora che l’aereo sia del tutto fermo - e si volta malamente, trovandosi di fronte niente meno che Don Franco Pitrone, vecchia conoscenza. Più tardi, recuperato il bagaglio e seduto sulla panchina in attesa del bus per Trapani mentre smanetta sul tablet per attivare il programma per l’apprendimento della lingua spagnola, qualcuno accanto a lui gli spiega che, a causa di uno sciopero del trasporto pubblico, l’autobus non passerà. Per fortuna Franco, affacciato al finestrino di un’Audi blu, passa in quel momento davanti alla fermata e si offre di farlo accompagnare a Trapani da Kevin, il ragazzo alla guida dell’auto. Lui prenderà un taxi per tornare a Palermo… C’è quell’ora particolare del mattino, tra le quattro e le cinque, in cui, insieme alla vena poetica, a Saverio torna pure la voglia di fumare. È l’ora in cui ha mille pensieri e il sonno lo abbandona. Va su Google e cerca il nome del sottosegretario che lo ha licenziato. Trova un video in cui l’uomo è su una motovedetta dei carabinieri, vestito come Jack Sparrow alla prima comunione. Gli sputa metaforicamente attraverso il video e i pensieri più cattivi lo attraversano. Poi guarda il piede di Suleima, che dorme tranquilla, fuori dalle lenzuola, e si calma… Saverio è in casa ed ascolta incredulo le cifre che Mastro Pietro gli sta sciorinando: mille novecentocinquanta euro di materiale, più la manodopera, più il piano cottura e il forno. Duemila seicento euro per la ristrutturazione della cucina nella sua casa di Màkari, un furto vero e proprio. È vero che le mattonelle sono di Caltagirone, ma non sono certo state portate lì in taxi! E per fortuna che Mastro Pietro gliel’ha consigliato Peppe Piccionello, l’amico contro il quale ora Saverio sta sfogando la sua rabbia per quel ladrocinio. Peppe cerca di difendersi come può, ma si vede che è mortificato…

“Mi piace pensare che finalmente si veicoli l’immagine di una Sicilia differente. Quella di siciliani a cui, non per forza, piacciono i cannoli, quella di una Sicilia dolce amara, dove, accanto all’immobilismo, c’è tanta forza dinamica”. È quanto ha affermato Gaetano Savatteri - scrittore di origine siciliana dalla penna arguta e pungente - in occasione della presentazione della serie TV diretta da Michele Soavi e tratta da un suo romanzo e da diversi racconti che hanno come protagonista l’improbabile coppia di investigatori dilettanti Saverio Lamanna e Peppe Piccionello. I due, nati appunto nei racconti gialli inclusi in diverse antologie a tema e riproposti in questa raccolta, sono amici da tempo. Saverio, dopo aver perso il lavoro di giornalista al Viminale a causa di un comunicato stampa tutt’altro che gradito al suo viceministro di riferimento, è costretto a lasciare Roma e, senza lavoro né certezze, torna nella sua terra d’origine e in particolare in quell’angolo magico del trapanese dove i suoi hanno da sempre una casa delle vacanze, trascurata e abbandonata dopo la morte della madre. E proprio lì, a Màkari, intento nella ristrutturazione, nel corteggiamento spietato a Suleima - giovane studentessa del nord impegnata in un lavoro estivo come cameriera nel ristorante della vecchia amica Marilù - e nell’ascolto della app installata sul tablet che gli parla in spagnolo per fargli apprendere la lingua (aprire un’attività di vendita di granite in qualche isola spagnola è il suo prossimo obiettivo di vita), Saverio riallaccia i rapporti con l’amico di famiglia Peppe, personaggio singolare specializzato nell’occuparsi degli affari altrui e nel porsi al centro dell’attenzione a causa di un originale modo di vestire: pantaloni corti, magliette con slogan sicilianisti e infradito. Lamanna è un personaggio arguto, dalla battuta sempre pronta e impermeabile ad ogni facile pregiudizio sulla Sicilia e sui siciliani; pare ambientarsi in fretta e bene al nuovo stile di vita; per guadagnarsi da vivere si dedica alla scrittura e comincia ad accettare piccoli incarichi, ciascuno dei quali si tinge ben presto di giallo. Che si tratti di far luce su una morte sospetta, su un delitto apparentemente di matrice mafiosa o sullo strano incidente di un parente di secondo grado, Saverio si cala bene nei panni del detective e riesce ogni volta, con l’aiuto dell’amico fidato e di Suleima, a dipanare la matassa, senza perdere neppure un grammo della fine arguzia e dello spiccato senso dell’umorismo che lo connotano. Racconti deliziosi che contribuiscono a smascherare l’immagine ingessata di una terra meravigliosa ingabbiata in una serie di stereotipi che non hanno più ragione d’essere. Pagine arricchite da un linguaggio fatto di molte battute e di una spolverata di cinismo, il tutto condito da un pizzico di sarcasmo e da tanta tanta ironia.