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Quattro taxi verso nord

Quattro taxi verso nord
Una donna sta guidando per le strade di Trinidad, portando la figlia a prendere un aereo che la condurrà dal padre che le ha abbandonate anni prima… Dal balconcino del Pelican Hotel una donna può vedere uomini condurre cavalli nella Savannah, una Savannah che fra qualche anno non ci sarà più, inghiottita dal cemento e dal progresso. Da quel balconcino inizia un volo (pindarico?) che la conduce attraverso il suo paese, ma anche indietro nei ricordi, nel tempo e nell’inconscio…
A Carta Canta, piccola ma molto interessante casa editrice romagnola, hanno capito che per farsi largo in un mercato monopolizzato da colossi che tutti bene conosciamo, è necessario ritagliarsi uno spazio in cui qualità, ricerca e originalità siano gli obiettivi su cui orientarsi. Per il loro primo lavoro di traduzione hanno puntato su un libro decisamente interessante e lontano dall’omologazione a cui tanta letteratura italiana ci ha abituato. Quattro taxi verso nord è la prima raccolta di racconti firmata da Elizabeth Walcott-Hackshaw, docente di letteratura dei caraibi francofoni a Trinidad e Tobago, ora anche apprezzata scrittrice. Delle due isole caraibiche l’autrice ci fa scoprire un paesaggio che non viene mostrato nelle brochure che affollano le agenzie viaggi e che provano a vendere spiagge da sogno e mare cristallino al turista che vuole evadere dal tran tran quotidiano. La Walcott-Hackshaw ci guida in un paese fatto di contraddizioni, violenza, povertà e disperazione, attraverso “colline di rifiuti […], odori, vermi, cani morti, pannolini marroni, vecchi rubinetti, frigoriferi e pneumatici”: ci racconta undici brevi storie di uomini e donne che si muovono nelle isole caraibiche affrontando non solo una nazione ancora incapace di scrollarsi il passato coloniale dalle spalle, ma nella quale ancora i contrasti causati da questioni economiche, sociali e razziali minano le condizioni di un popolo di cui giornali e telegiornali sembrano ignorare la tragica situazione. La prosa, sempre lineare, piana, priva di appesantimenti e fronzoli, evita ogni facile pietismo per farsi diretta e, paradossalmente, dolce e avvolgente. L’atmosfera creata dalla scrittrice riesce a catturare il lettore all’interno di un mondo che da una parte lo affascina per la sua esoticità nascosta e dall’altra lo attrae perché svela una contradditorietà che pur nella sua estremizzazione non è molto lontana da quella italiana. Undici racconti di qualità, lunghezza e approccio altalenante, per un volume agile ma affatto indolore.