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Quei dannati sedici nodi

Quei dannati sedici nodi

La sua massa tocca l’impressionante quota di 195 chili e 710 grammi quando, incurante, si getta impavido da un traghetto per salvare un bambino che pensa stia per affogare. Solo che il bambino caduto in mare si salva da solo, mentre lui sbatte la testa e quasi ci rimette le penne. E pensare che durante quel gesto di inusitato eroismo era al telefono con il redivivo Lorenzo, amico di una vita, a lungo tempo in coma, ancora indolenzito, all’epoca risvegliatosi da appena dodici giorni e tornato dalla Francia in Italia: ora invece tocca a Brunone essere portato di corsa in elisoccorso all’ospedale di Siena, da cui riemerge, ma di fatto senza memoria, e destinato con ogni probabilità a non recuperarla. Non ricorda la sua vita precedente da tecnico informatico capitolino, si avvede solo della bellezza di quel coriandolo di terra strappato all’acqua del mare, l’isola del Giglio, da dove ha deciso di ricominciare la sua nuova vita, complice l’insanabile frattura con la sua precedente esistenza…

Francesco Bordi è evidentemente d’ingegno brillante, lo si capisce già dal fatto che per dare vita al suo nome d’arte abbia anagrammato quello anagrafico, conferendogli un alone di esotismo da vero lupo di mare che ben si addice a una storia che non manca di qualche incursione piacevolissima nel genere “giallo”, pur rifuggendo le classificazioni manichee, e che si muove con agile ironia tra le sinuose e frastagliate coste dell’isole dell’arcipelago toscano, col cui dialetto la prosa è impreziosita e resa ancor più credibile e immediata, quel Giglio troppo noto negli ultimi anni per cronache nerissime e non solo. Il personaggio principale, quello di Bruno Leonetti, è al tempo stesso del tutto senza filtri, – non fosse altro per la mole gargantuesca – e molto misterioso, il che lo rende affascinante, senza dubbio: sembra infatti quasi che non voglia molto farsi tornare quella memoria perduta a seguito di un atto di coraggio e altruismo che nessuno avrebbe sospettato potesse compiere, che abbia dei segreti da nascondere. Non si può in ogni modo non provare tenerezza per lui, ben caratterizzato come tutta l’opera nel suo complesso, o per Lorenzo, figura quasi archetipica dell’amico – e l’amicizia è uno dei temi cardine del libro, raccontata senza retorica – che non giudica e che è sempre disposto a sostenere chi gli è vicino.