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Quel che resta

Quel che resta

Jeanne è emozionata, la notte ha dormito poco. Con le mani tremanti si aggiusta lo chignon per spillarci il velo. In tanti hanno insistito per aiutarla, ma lei vuole fare da sola, è un suo momento. Dalla finestra entra il sole di giugno e un raggio illumina il parquet di quercia della camera. Quella chiazza dorata è il punto dell’appartamento che lei preferisce, ama stare lì con i piedi nudi immersi in un piacevole calore. Pensa, ricorda con dolcezza tutte quelle volte che suo marito Pierre l’ha vista lì in piedi. Il rintocco dell’orologio del salotto la scuote, è in ritardo. La chiesa dista solo due isolati e lei ci va a piedi, si dà un’ultima occhiata allo specchio ed esce. Durante il tragitto molte teste si girano al suo passaggio, una ragazza la filma col telefonino, è il suo abbigliamento a non passare inosservato. Jeanne tira dritta, ha un solo pensiero in testa e niente la distrae, di lì a poco sarà con il suo amato Pierre. Lui è già in chiesa, indossa un bel vestito grigio che lei ha scelto per lui. Prima di entrare si liscia la stoffa del lungo vestito e si stampa un sorriso in faccia per mascherare l’emozione. Dentro è gremito, tutte le panche sono occupate e molta gente è rimasta in piedi. Tante paia di occhi sono puntati su di lei mentre risale a passo lento e con il cuore in gola la navata, senza staccare gli occhi da Pierre. L’organo sta suonando un brano che non conosce, lei aveva scelto un pezzo di Leonard Cohen. Il prete è pronto dietro l’altare con le mani giunte. Jeanne arriva dal suo uomo, l’organo tace, il silenzio è totale. Guarda quel viso amato con le ciglia lunghe, la fronte dritta e il mento rotondo. Guarda il suo mondo, come potrà farne a meno? Padre Maurice la sollecita per iniziare. È lui che li ha sposati cinquant’anni prima. Jeanne solleva il velo nero, si appoggia alla bara e per l’ultima volta bacia suo marito. La vita dovrà continuare, ma senza di lui sarà dura e dovrà farlo da sola…

Quel che resta di Virginie Grimaldi è un romanzo pieno di umanità, una bella lezione di vita, di sicuro fuori dal comune. È una storia commovente ma, grazie allo stile scorrevole e al talento dell’autrice, il lettore passa dalle lacrime alle risate. È la storia di tre personaggi: Jeanne di settantaquattro anni, Iris di trentatré e Théo di diciotto. Jeanne, vedova da poco, senza figli, fatica a riprendere in mano la sua vita e a trovare motivazioni per andare avanti. Saranno proprio le sue esperte mani di sarta, che hanno lavorato per Dior, a ridarle uno scopo ed un sorriso. Iris è una donna in fuga da una relazione malata e soffocante con Jérémy, arriva a Parigi per lavorare come badante, pur essendo una chinesiterapista. Prova ad uscire dall’isolamento a cui lui l’aveva costretta riprendendo in mano la sua vita e decidendo di portare avanti la gravidanza da sola. Théo è un giovane con tanta tenacia, pochi soldi e una vita fatta di istituti e abbandoni, ma il suo sogno sono i dolci, la pasticceria. Tre persone totalmente diverse che non si sarebbero mai incontrate se Jeanne non avesse avuto bisogno di rimpinguare le sue entrate economiche affittando camere del suo appartamento. È la storia di tre solitudini che poco alla volta si compenetrano e, tra risate e lacrime, questo insolito ménage à trois porta nuova linfa e positività alle vite dei personaggi. I temi del romanzo sono molteplici: il potere delle relazioni, l’amicizia, la vecchiaia e la paura della morte, la precarietà economica e dei sentimenti e la solitudine. I legami intergenerazionali che si creano danno speranza e mandano un messaggio positivo, ricordando che la solidarietà e la bontà fanno parte di ciascuno. Il vocabolario di Virginie Grimaldi è fedele alle differenze generazionali a cui appartengono Iris, Jeanne e Théo, questo rende la narrazione molto divertente e i vari capitoli mostrano il punto di vista di ognuno e il procedere delle loro vite, ferite e segreti compresi. Quel che resta racconta un pezzo di vita di questi personaggi che non sono poi così lontani da noi.