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Quelli che…

Quelli che…

Succede che mentre l’Angelino e l’Elia vengono giù da Pero col camion, uno con una Cinquecento li supera e fa le corna. Succede anche che, qualche chilometro più avanti, il passaggio a livello è chiuso e, fermo lì, ritrovano il tizio con la Cinquecento buono buono ad aspettare. Scendere, ribaltarlo nel fosso è un niente e all’Angelino questo episodio fa venire in mente che qualche sera prima a Milano, in trattoria, ha beccato quello che gli aveva succhiato via l’orologio da sotto al naso. Dopo averlo preso per un orecchio, si era fatto accompagnare a casa sua dove aveva trovato il suo bel orologino assieme ad altra mercanzia. “Un peccato lasciarla lì e troppo pericoloso girare per Milano con tanti gingilli”. Insomma, roba buona per farci qualche regalino agli amici, perché l’Angelino è così… Gulliver lo chiamano così perché a furia di scommettere sul cavallo sbagliato è rimpicciolito che arriva appena al metro e mezzo calze comprese. Lo Spago invece è un tipo che con la parlantina ti intorta così bene che non riesci più a slegarti. Tra i due c’è un contenzioso nato, pare, nel ‘57, quando Gulliver pagò un aperitivo allo Spago, cifra secondo lui da scalare sui debiti di oggi. Questo è un lavoro per La Persona, che è un tizio che gira l’Italia mettendo a posto dispute di questo genere. Il mio compito è andarlo a prendere alla stazione dei treni. “Non puoi sbagliare: quello che viaggia sul respingente è La Persona”… Quando il pittore Silver fa il suo ingresso nel bar di Corso Lodi, il suo amico Pepe è al centro di una devastazione di bottiglie rotte, due clienti ficcati dentro al portaombrelli e poi c’è il Manina che si sta scaccolando mentre studia le corse dei cavalli. “Insomma” dice il Pepe per farla breve e giustificarsi “è successo che tre americani sono entrati nel bar e, dopo essersi scolati l’inverosimile, uno di loro mi si avvicina e mi dice: Wonderful. Wonderful a me?”…

Beppe Viola muore a 43 anni, la notte tra il 17 e il 18 ottobre del 1982, a causa di un’emorragia cerebrale, dopo aver accusato un malore durante la registrazione di una puntata della Domenica Sportiva. Quella del giornalista però è solo una delle tante facce di un uomo di cultura che ha saputo eccellere anche in molto altro, spaziando nelle arti letterarie, musicali e cinematografiche. Sceneggiatore e dialogista, lo ricordiamo ad esempio in Romanzo popolare di Monicelli, progetto al quale Viola partecipa quando viene presa la decisione di spostare l’ambientazione da Roma a Milano. Con Ugo Tognazzi nella parte di un sindacalista di fabbrica, Beppe Viola e Enzo Jannacci vengono chiamati a riscrivere i dialoghi del film. In questa pellicola compare anche in un piccolo cameo come maschera di un cinema, dove Tognazzi e una giovanissima Ornella Muti fanno il loro ingresso. Paroliere musicale, ancora con Enzo Jannacci nell’album Quelli che… e poi umorista per il cabaret che nella Milano dell’epoca stava facendo scuola al Derby Club di Milano. In questa riedizione a quasi trent’anni dalla prima uscita, torna alla luce il Beppe Viola scrittore e sottile umorista, con brevi racconti scritti nel linguaggio schietto e diretto, spesso infarcito di un lessico popolare probabilmente ormai quasi del tutto dimenticato e che questa nuova edizione riscopre di nuovo con un glossario finale, una sorta di “Tanto per capirci…” che chiude il volume. Impreziosito anche dalla prefazione della figlia Maria Viola e dall’introduzione di Gino & Michele, il volume arriva nelle librerie giusto in tempo, proprio come un tackle fatto bene durante una finale dei Mondiali, prima che la storia di Quelli che… venga dimenticata oppure ricordata solo come titolo di un programma televisivo.