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Quelli che uccidono

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Kelly Rowe sta percorrendo a piedi Tavistock Road, mentre cerca di schivare i fiocchi di neve che cadono sempre più fitti da un paio d’ore. L’aria fredda le sta gelando le gambe nude. La gonna di jeans che indossa riesce a coprirle appena metà della coscia. In fondo al viale è rimasta solo Sally Summers, una delle prostitute più anziane. D’altra parte, con quel tempo gli affari non possono che subire una battuta d’arresto. Kelly prende il telefono e chiama la madre, che risponde al terzo squillo. La ragazza chiede se è tutto a posto con la piccola Lindy, la figlia di quattro anni, ma dal carattere già bello tosto, che è costretta a lasciare alla nonna quando esce per lavorare. La madre la tranquillizza e si informa sull’affluenza di clienti al locale: la donna è convinta che la figlia lavori, per tre sere la settimana, in un night club di Stourbridge. Kelly non le può rivelare la verità: le spezzerebbe il cuore. Quando ha perso il lavoro, come impiegata in una casa di cura, i debiti hanno cominciato ad accumularsi e, proprio quando stava per toccare il fondo, una vicina di casa le ha consigliato di farsi prestare denaro da Kai Lord. L’africano le ha offerto più soldi del necessario e, quando poche settimane dopo Kelly non è stata in grado di restituire la somma con gli interessi, si è vista costretta ad accettare la proposta di Kai ed è finita sulla strada. Kelly ha un piano ben preciso: rimarrà con sua madre giusto il tempo necessario per trovare un’occupazione rispettabile che le consenta di mettere da parte un po’ di risparmi e di ricominciare da zero, in una nuova casa, appena possibile. Il vento gelido le sferza il corpo, i fiocchi di neve si sciolgono sulla pelle nuda. Un’auto accosta, Kelly sorride, apre lo sportello e sale nell’abitacolo. Intanto, davanti alla stazione di polizia, il detective Kim Stone, che non è riuscita a mettere il moto la sua auto parcheggiata al freddo dalle sette del mattino, sta rientrando in ufficio per chiamare un taxi. Uno strano oggetto appoggiato al muro esterno dell’edificio attira la sua attenzione. Kim si avvicina circospetta e sempre più incredula. Il fagotto nasconde un neonato ed è vivo…

Angela Marsons - la sua serie dedicata a Kim Stone ha venduto più di 4 milioni di copie nel mondo ed è tradotta in 28 lingue - sa scrivere e non per nulla è considerata una delle regine del giallo inglese. La sua scrittura, capace di creare trame avvincenti in cui di volta in volta vengono introdotti, senza mai trascurare il plot in sé, spunti di riflessione su temi sociali piuttosto ingombranti, dimostra una volta ancora, con quest’ultimo intreccio, di essere anche coraggiosa. L’autrice, infatti, non si fa remore nel descrivere in maniera precisa e senza fronzoli una società - quella inglese, apparentemente civilissima - piuttosto ammaccata e sofferente; una comunità nella quale un problema imponente come quello dell’immigrazione viene gestito in maniera superficiale e lacunosa; una realtà in cui la manodopera straniera viene sfruttata e giovani ragazze finiscono per vendere il loro corpo e diventare proprietà di chi offre loro condizioni di vita umilianti e inaccettabili. La vicenda narrata in questo romanzo si svolge poco tempo dopo ciò che è raccontato nel precedente lavoro della Marsons - Le verità sepolte - e la squadra di Kim Stone, protagonista tutta d’un pezzo e solida come il cognome che porta, non ha neppure il tempo di riprendersi completamente che nuovi casi, intricati e complessi, la assorbono completamente. Un neonato, apparentemente ben protetto fino a quel momento, abbandonato sulla soglia della stazione di polizia e una prostituta, seguita poi da altre, brutalmente assassinata chiedono giustizia. Per Kim e i suoi comincia un percorso tortuoso, tra emarginazione e sfruttamento, che li conduce a toccare con mano l’abisso più nero della malvagità umana. La squadra che la detective Stone è riuscita a formare è composta da elementi forti e uniti, che hanno creato una sorta di famiglia in cui i legami sono ben saldi e nella quale la sete di verità e giustizia predomina. Tra false piste e verità scottanti Kim e i suoi riescono a trovare il bandolo della matassa, a smascherare gli assassini e a mettere in salvo le vittime dalle angherie e dai soprusi. Un ennesimo successo per la detective Stone e per la sua creatrice che, una volta ancora, ha infilato la palla in buca.