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Quello che amo di te

Quello che amo di te

Annabel Vickers osserva sua cugina Louisa, seduta composta sulla sedia accanto a lei: quanto vorrebbe essere come lei, esile come un fuscello, con le spalle strette, gli occhi di un verde chiarissimo e i fianchi di un ragazzino. Lei, invece, si sente una specie di mostro accanto alla cugina, con quei capelli scuri e ondulati, la carnagione che si abbronza con estrema facilità, la figura morbida che attira attenzioni fin da quando è poco più che una bambina e quei fianchi, che sembrano fatti apposta per contenere per nove mesi una nuova vita. Ed è proprio sui fianchi che sta indugiando il vecchio Lord Newbury. Annabel deglutisce. Le guance di quel vecchio, specie quando ridacchia, proprio come ora, sbatacchiano come gelatina. Oltre che parecchio anziano, Lord Newbury è vedovo e non ha eredi a cui lasciare il suo patrimonio. È alla ricerca di una moglie giovane che possa dunque dargli un figlio, perché non c’è verso che lui voglia lasciare i suoi averi al nipote Sebastian, che il vecchio detesta. Annabel, che è a Londra dai nonni per la Stagione, sa che la sua famiglia è alla ricerca di un uomo ricco che la sposi e permetta così di salvare l’intera famiglia dai guai finanziari che la opprimono. Londra non piace troppo ad Annabel. A casa, nel Gloucestershire, si sente sicura di sé. Lì, invece, anche se tutto appare scintillante, le regole appaiono diverse e ostili. Per di più tutti conoscono tutti, o di persona o di fama. Ogni conversazione pare avere una sfumatura nascosta e Annabel non è certo una che stia zitta per timore di offendere qualcuno. Lei dice quel che pensa, eccome se lo fa. E ora, che Lord Newbury è uscito dalla stanza dopo aver promesso a Lord Vickers di pensare alla proposta di sposare Annabel per farne la madre dei suoi figli, vorrebbe dirne tante di cose. Ma sua nonna, Lady Vickers, non le lascia il tempo di proferire parola: sta raccontando che, ai suoi tempi, Lord Newbury era un bel ragazzo e parecchie delle sue amiche lo avevano puntato. Ecco. Le coetanee di sua nonna hanno ambito a sposare l’uomo che con ogni probabilità ora ambisce a sposare lei: Annabel ha bisogno di qualcosa di molto forte e accetta lo sherry che la nonna le ha appena offerto…

Terzo e ultimo episodio della serie che Julia Quinn dedica alla famiglia Bevelstoke, anche se il protagonista di questo romanzo non è esattamente un membro diretto, ma un cugino del marito di Olivia Bevelstoke, la protagonista della seconda storia. Annabel Winslow deve per forza sposare qualcuno che sia ricco, se vuole risanare la situazione finanziaria della famiglia e garantire un futuro dignitoso ai fratelli e alle sorelle. L’occasione si presenta quando, a Londra, i nonni le presentano un ricco conte, rimasto vedovo e senza figli, che ne cerca urgentemente uno, perché si rifiuta di pensare che il suo patrimonio sia destinato a finire nelle mani del nipote Sebastian, uomo che il conte ha sempre mal digerito. Annabel non è certo felice della prospettiva di sposare un uomo che ha gli anni dei suoi nonni ma la nota positiva, come le ripete la schietta Lady Vickers, è che, data l’età avanzata, morirà presto e la lascerà in floride condizioni economiche. Ovviamente, come in ogni romanzo che si rispetti, il cambio di situazione è dietro l’angolo, e ha lo sguardo e le fattezze di Sebastian, appunto, che Annabel trova ben più interessante dello zio. Trama degna del miglior romanzo Regency, quindi; d’altra parte la Quinn ha sempre abituato il lettore a intrecci ben progettati, ricchi di colpi di scena e situazioni parecchio complicate. Tuttavia questo terzo episodio della serie appare come il meno brioso dei tre: i protagonisti non hanno lo spessore che l’autrice riesce in genere ad attribuire ai suoi personaggi e risultano un po’ troppo stereotipati e poco originali; il disturbo da stress post traumatico che affligge Sebastian è trattato in modo poco approfondito; lo scoppio della travolgente passione tra i due protagonisti è praticamente immediato e, proprio per questo, poco credibile. Meglio sono invece gli scambi dialogici – la Quinn è sempre molto brava in questo – e interessanti le sequenze descrittive. Un romanzo sicuramente consigliabile agli amanti del genere e a chi ha già letto i primi due volumi della serie perché, anche se non si tratta della migliore espressione dell’autrice, è pur sempre una storia raccontata dalla penna arguta e gradevole di Julia Quinn.