Salta al contenuto principale

Quello che ho amato

Quello che ho amato

Erica e Leo si conoscono, anzi si scontrano, alla Butler Library della Columbia. È una tarda mattinata di ottobre, un sabato; Leo trova il volume che stava cercando e si avvia verso l’ascensore. Ad eccezione di una lampada che ronza, tutto il resto è silenzio. Leo svolta un angolo e inciampa in Erica, seduta a terra in fondo a una scaffalatura. Riesce in qualche modo a mantenersi in piedi, ma gli occhiali gli volano via. Erica li raccoglie e, mentre lui si china a prenderli e lei si solleva per porgerglieli, la testa di uno e il mento dell’altra sbattono. Quando Erica lo guarda e sorride, Leo nota che è una bella donna, con la bocca grande e un caschetto di capelli scuri. La invita a prendere un caffè e lei accetta. Il caffè diventa un pranzo, il pranzo una cena e la mattina successiva Erica Stein è nel letto del suo appartamento in Riverside Drive. Lui si sveglia per primo e la osserva, mentre la luce che entra dalla finestra le rischiara viso e capelli. Le poggia una mano sulla testa e si augura che voglia restare con lui per sempre. Leo ed Erica provengono dallo stesso mondo: i genitori di lei sono ebrei tedeschi fuggiti da Berlino nel 1933, ancora adolescenti. Anche Leo è nato a Berlino e ha vissuto lì per cinque anni, anche se i suoi ricordi della città sono piuttosto vaghi. Si sposano quando Erica ha trentatré anni e Leo undici in più e l’anno successivo Leo acquista un dipinto in una galleria di Prince Street, a Soho. Si tratta di un quadro appeso da solo a una parete. Ottanta centimetri d’altezza e due metri e mezzo di larghezza, ritrae una donna distesa sul pavimento di una stanza vuota. Il paradosso è rappresentato dal fatto che la figura ritratta è, appunto, una donna, mentre il cartoncino dattiloscritto posto sulla destra del quadro recita “Autoritratto, di William Wechsler”. Ma come? L’artista che ha realizzato l’opera è un uomo, la figura rappresentata è una donna e l’opera è un autoritratto? Sul momento Leo pensa a uno scherzo, poi si ricrede. Osservando bene la tela, poi, realizza che le figure rappresentate sono tre: a destra si vedono il piede, la caviglia e il mocassino di una donna che sta per uscire dalla scena. La terza figura, poi, è solo un riflesso che proietta ombre scure sulla pancia e sulle cosce della figura distesa sul pavimento. Una settimana dopo averlo ammirato per la prima volta, il dipinto è a casa di Leo ed Erica che, dopo averlo osservato bene, dichiara che la sensazione è quella di spiare il sogno di qualcun altro…

Il tema della perdita, la crisi dell’arte e l’illusione di poter controllare la propria vita sono i nodi intorno a cui Siri Hustvedt – autrice statunitense moglie di Paul Auster, con cui condivide molte tematiche narrative – muove i personaggi del suo romanzo. Tutto nasce da un’opera d’arte che Leo Hertzberg, critico d’arte e insegnante universitario, acquista perché incuriosito dal soggetto e dal desiderio di conoscere l’autore della tela, un artista pieno di carisma che affascina Leo fin da subito. Nasce così un’amicizia che si protrae per un ventennio ed è qualcosa di più di un semplice sodalizio: si tratta piuttosto di una vera e propria comunione di anime e della condivisione di ciò che si ha o, meglio, di quel che si ama. Le mogli dei due protagonisti partoriscono nello stesso anno e le due famiglie, oltre che condividere lo stesso edificio in cui vivono, trascorrono insieme parte del tempo libero e le vacanze. Quando i due nuclei familiari si allargano ulteriormente, il pittore divorzia dalla prima moglie e sposa Violet, da cui Leo è fortemente attratto. Successi, piccole grane o terribili tragedie accomunano l’esistenza delle due coppie, che condividono l’amara consapevolezza dell’incapacità di accettare la perdita e la difficoltà di distinguere il perimetro del proprio sé, che finisce con il mescolarsi con quello di chi si ha accanto. Un romanzo psicologico in cui la tensione è fortissima; un testo che analizza l’illusione di poter esercitare una qualsiasi forma di controllo sulla propria vita e sui propri sentimenti. Sullo sfondo di una città – New York – che è protagonista a tutti gli effetti del romanzo, Hustvedt racconta, con garbo e coraggio insieme, il tradimento e l’amore, la perdita e l’illusione.