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Quello che non c’è

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Jerzy Szczygiel, che ha superato le due falci – i settantasette anni –, decide, dalla Polonia, di vedere per l’ultima volta Praga, insieme a suo figlio e a sua moglie. Vanno al Teatro Nazionale, ma Jerzy non apprezza il balletto moderno – un vero inferno per lui; l’incontro con l’arte di Tomasz Gornicki e Viola Fischerová sono motivo di profonde riflessioni… Una villa maestosa – eccessiva – svela le crepe più profonde di una famiglia in rovina, poiché “la bellezza non viene data una volta per sempre. Chi vuole tenersela tutta per sé […] sarà punito”… Un figlio si sforza di spiegare al padre cosa siano internet e i social network – e il loro potere d’interrelazione, il loro effetto sul mondo. Perché “internet ci sarà sempre!” Anche quando noi non ci saremo più, un po’ come Dio... Lo shock di un fotografo davanti alle immagini dell’11 settembre e la sua incapacità di appropriarsi con un click di quella giornata funesta, maledetta, disumana… Un soldato ritorna dal fronte dopo diciotto mesi, pronto a spiegarsi davanti a una platea piuttosto ampia; il vero problema del fronte è che vi arrivano troppo spesso le telefonate, quelle della vita normale, “fuori dalla guerra”…

Marius Szczygiel è tra gli scrittori polacchi più tradotti nel mondo: giornalista e autore di reportage, sempre borderline tra realtà e finzione. Con Quello che non c’è ha vinto il Premio Nike 2019. Qualcosa manca, è assente in ogni quadro ridipinto e riportato in vita dall’autore. I confini tra reale e immaginario si perdono, si cancellano, mancano anch’essi nei racconti dell’assenza. Qualcosa stona nell’armonia disarmonica del reale, qualcosa si perde, anche se cerchiamo invano di recuperarlo col ricordo: è già rimasto indietro, lontano… mancante. Non si riesce più a fingere e, persino nella narrazione, non c’è più spazio per la finzione, ma solo per la cruda e zoppicante verità. Ne deriva un senso di straniamento, di disorientamento puro, che è tipico dell’uomo contemporaneo. La non appartenenza sembra appartenere al lettore stesso, che si sente estraneo a quelle storie, lontano, eppure tremendamente parte di esse, laddove l’assenza è di tutti, ci affratella e ci annulla. Ci nasconde e ci spoglia. Ci eguaglia e ci attanaglia. Ci alleggerisce e ci pesa. Cosa c’è tra le righe della vita, cosa non abbiamo detto, sentito o finto di non sentire. Cosa è nascosto tra i risvolti dei giorni, tra le pieghe della vita: storie dietro e dentro le storie, mai raccontate, ignorate, eppure tanto sfrontate. Sono le pagine stropicciate e buttate vie a diventare, qui, storie, verità annebbiate da finzione, realtà agghindate da una mano che nudamente le racconta, le svela e le riporta in auge.