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Quell’oscuro desiderio

Quell’oscuro desiderio

La sera del 21 agosto 1968 Barbara Locci e Antonio Lo Bianco si recano allo spettacolo serale del cinematografo di Signa, una cittadina a circa quindici chilometri da Firenze, andando verso ovest. Con loro c’è il figlio della donna Natalino, di soli sei anni. La donna è di origini sarde, ha ventinove anni ed è sposata con Stefano Mele, un manovale di diciotto anni più vecchio. La donna è molto libertina e ha molti amanti. L’ultimo è appunto Antonio, un muratore siciliano di ventinove anni, sposato anch’egli. Quando lo spettacolo finisce intorno a mezzanotte, i tre prendono la macchina e raggiungono una traversa sterrata di via di Castelletti. Si appartano che il bambino già dorme nei sedili posteriori della Giulietta Alfa Romeo. Verso le due di notte il campanello della famiglia De Felice suona. Siamo a Sant’Angelo a Lecore, a due chilometri da Castelletti. Quando il signor De Felice si affaccia per vedere chi sia a quell’ora di notte vede un bambino. È Natalino, che gli chiede di essere riaccompagnato a casa perché la mamma e lo zio sono morti in macchina. Quando i carabinieri accorrono sul luogo del delitto vedono i due giovani ancora in macchina e svestiti, attinti da almeno cinque colpi di Beretta Long Rifle. Ancora non si sa ma quella stessa pistola tornerà a sparare altre sette volte fino al 1985, togliendo la vita ad altri quattordici giovani in una scia di sangue che ha segnato la storia d’Italia per sempre...

Cristiano Demicheli è un autore di narrativa genovese classe 1975 che ha deciso di cimentarsi in un compito molto arduo: dire la sua su probabilmente il più celebre caso di cronaca nera della storia d’Italia, ossia l’annosa vicenda del mostro di Firenze. Molto è stato scritto su questo o questi serial killer ma il volume di Demicheli si concentra strettamente sui delitti e sulle vittime del mostro, non sulla lunga vicenda giudiziaria o sull’inchiesta che perfino il commissario Perugini, in una recente intervista, ha definito come “il vero mostro” dell’intera vicenda. L’assassino si è infatti chiaramente manifestato solamente attraverso gli omicidi e una lettera indirizzata alla Procura della Repubblica di Firenze ed è proprio su questi elementi che l’autore vuole soffermarsi. Non c’è però la pretesa di trovare una soluzione al caso, dato che questo è spettato e spetta solo agli inquirenti. Demicheli invece si propone come obiettivo minimo quello di una ricostruzione coerente e diversa dei fatti, al di là della versione ufficiale. La verità probabilmente non si saprà mai ma questo libro ha il pregio, oltre a essere molto ben documentato, di dare una forma al killer, di umanizzarlo, di esorcizzarlo e di farlo uscire, per così dire, dal mondo delle idee per calarlo invece nella realtà.