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Questa non è la fine

Questa non è la fine

È una promessa, quella che Lake Devereaux ha fatto ai suoi genitori. Se suo fratello Matthew vivrà fino al suo diciottesimo compleanno, loro lo aiuteranno a morire in modo che lei possa usare per lui la sua opzione di resurrezione, facendolo tornare in vita normodotato grazie all’effetto rigenerativo di Vitalis. Penny, la sua migliore amica, è l’unica a sapere che, da anni, la resurrezione di Lake è stata destinata a qualcuno che non è neppure ancora morto. Al contrario Will non sa cosa lei stia pianificando di fare. Nella sua mente invece Lake ha percorso tutti i passaggi un milione di volte. Ha pensato con ansia crescente a come dovrà sedersi da sola tra estranei nella sala d’attesa, fare la scansione delle impronte digitali, compilare le scartoffie, far portare il corpo al sito di resurrezione e osservarlo giacere mentre i medici lo infondono di linfa vitale, per poi vedere il procedimento Vitalis risanare le cellule morte fino a farle tornare completamente integre. Dopo l’incidente, la diagnosi che hanno fatto a Matt è stata di tetraplegia. Ha subito la perdita totale della funzionalità dei quattro arti. Deterioramento nel controllo dell’intestino e della vescica. Spasticità e perdita della funzione sessuale. Ma questo è stato prima che Will e Penny morissero. Prima che Lake perdesse il suo ragazzo e la sua migliore amica. Prima che i suoi genitori la costringessero a scegliere tra uno di loro due e un fratello a cui da tempo non vuole più bene...

Un universo in cui la scienza è andata avanti abbastanza da permettere la resurrezione. Chandler Baker con Questa non è la fine scrive uno YA dalle tinte sci-fi in cui è la speranza a tirare le fila del racconto, la speranza di andare avanti nonostante tutto sembri invogliarti a fare il contrario. In questo senso, la narrazione in prima persona non si dimostra una scelta efficace. Quello che infatti avrebbe potuto essere un romanzo dalla forte componente emotiva esaspera il dolore, la perdita e il far fronte ad un evento traumatico come la morte a tal punto da ottenere l’effetto contrario, rendendo una potenziale interessante analisi del lutto solo una delle tante problematicità del romanzo. La protagonista, Lake, a cui appartiene il punto di vista, presenta varie incongruenze che non aiutano a delinearne gli aspetti caratteriali ma anzi rendono ancora più difficoltoso lo sviluppo di una trama che tenga fede allo scorrere naturale degli eventi, percepiti invece come forzati e artificiosi. Purtroppo il romanzo non riesce così a sviluppare una trama in grado di far spiccare l’elemento attorno a quale dovrebbe ruotare tutta la vicenda - la resurrezione, appunto - elemento che, sebbene in partenza molto intrigante e tutto sommato ben integrato nella storia, è anche in questo caso presentato in maniera troppo superficiale per soddisfare a pieno tutti gli interrogativi che sorgono durante la lettura.