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Questa nostra Italia

Questa nostra Italia

Torino è una città strana, molto eccentrica rispetto al corpo obliquo della penisola; per alcuni aspetti è avanti rispetto al resto del paese, mentre per altri resta adagiata in una quiete piuttosto provinciale, come se si trovasse sotto uno strato di polvere. Fino a qualche decina d’anni fa, prima che tutto si omologasse e uniformasse, Torino dava un senso d’estraneità rispetto alle altre città italiane. Mussolini la chiamava “porca città francese”, mentre Agnelli asseriva che “noi torinesi ci siamo sempre sentiti un po’ stranieri in patria, siamo montanari, i doveri stanno prima dei diritti”... Per chi, come Corrado Augias, è nato a Roma, Milano è sempre stata l’altro polo di un’Italia possibile. Mentre Roma ha dalla sua la bellezza di una città che è riuscita ad attraversare i secoli nonostante le devastazioni cui è stata soggetta oltre al fatto di essere la capitale di una politica inconcludente e di amministrazioni spesso inefficienti e indolenti, Milano è la città che ha tutto il resto: l’industria, la pubblicità, la moda, la lirica, la fotografia... Non c’è città o paese o addirittura piccolo borgo, in Italia, che non meriti una visita. La debolezza politica che ha impedito alla penisola di unificarsi, quando gli altri stati cominciavano già a farlo, ha lasciato in eredità un territorio zeppo di meraviglia. Non c’è stato duca, barone o principe che non abbia richiesto ai suoi artisti e i suoi architetti di disegnare una torre, una piazza o una cattedrale, di affrescare una parete o riportare sulla tela la memoria di un matrimonio o di una conquista. Viaggiando in Italia, quindi, le soste da effettuare qui o là sono innumerevoli, se si considera che la penisola è disseminata di quasi ottomila comuni. Negli oltre millecinquecento chilometri che separano Milano da Palermo, un elemento che cambia in maniera evidente è la cucina, risultato di geografie, economie e climi diversi. Oltre alla cucina in sé, cambiano ingredienti, orari modi e occasioni per cui si sta a tavola... Il Friuli-Venezia Giulia è, tra le altre cose, legato al nome di Pier Paolo Pasolini, assassinato nel 1975 com’era già accaduto trent’anni prima, nel 1945, a suo fratello Guido. Che Pasolini fosse friulano è cosa nota. Meno noto è invece il fatto che anche suo fratello, più piccolo di tre anni, sia stato ucciso, all’età di diciannove anni. Anche la morte di Guido, come accadrà poi in seguito per quella di Pierpaolo, appartiene alla terra, agli anni e ai luoghi in cui il delitto è stato commesso. Guido è stato partigiano e il suo nome di battaglia era Ermes...

Come un vero innamorato che elogia le qualità della sua bella, pur conoscendone anche i difetti, allo stesso modo Corrado Augias offre al lettore un ritratto vibrante della sua amata, l’Italia dei piccoli borghi e delle grandi città. E man mano che si procede nella lettura, si finisce per restare intrigati e sedotti da un Paese in cui ciò che emerge, pur nella sua frammentarietà, è l’immensa bellezza che mai ha abbandonato la nostra nazione, né negli anni bui che l’hanno attraversata né in quelli più colorati della sua rinascita. La penna di Augias, raffinata, pulita ed elegante come al solito, non ha bisogno di presentazioni e sa regalare, a via di tratteggi e pennellate di parole, il quadro variegato e ricchissimo di un paese in cui la bellezza è caratteristica dominante. Un itinerario che si definisce nel tempo e nello spazio e concede incursioni anche nella biografia dell’autore: Augias fotografa piccoli e grandi scorci e di ciascuno coglie l’anima. Ci si muove da una Roma occupata a una Bologna che si fa punto d’incontro tra nord e sud; si transita per Milano e il suo famoso teatro fino a raggiungere la terra di Leopardi e poi, più giù, la maggiore delle isole italiane, che si trova a un passo da una civiltà completamente nuova. Dialetti, tradizioni, usi e costumi diversi, che riescono tuttavia a dar vita, come le pezze colorate del vestito di Arlecchino, a un insieme variegato ma saldo, un’identità nazionale forte e sentita, che si aggrega appunto nonostante e grazie alla molteplicità. Sì, perché l’italiano si sente parte di una nazione solo nella diversità. E questo Augias lo ha ben compreso e lo sa rendere in maniera compiuta nelle pagine del suo libro, che rappresenta qualcosa di diverso rispetto al solito viaggio fisico su e giù per l’Italia. Diventa un vero e proprio percorso lungo le tappe della Storia e, insieme, il viaggio intimo nell’infanzia dell’autore che ricerca, tra i ricordi più cari e le memorie più gelosamente conservate, i segni di un’Italia che non c’è più ma i cui odori, sapori e aneddoti sono serviti a rendere il nostro paese quel che oggi è diventato. Una lettura interessante e ricca di spunti per ricordare, riconoscere o, per i più giovani, conoscere e apprezzare alcuni aspetti del nostro Belpaese.