Salta al contenuto principale

Questa violenta fine

questaviolentafine

“Ora l’unica cosa di cui doveva preoccuparsi la gente comune erano i gangster... e il crescente numero di cadaveri crivellati di fori di proiettile che tappezzavano le strade”. Infine ci siamo. La rivoluzione del 1927 a Shanghai è iniziata, come dimostrano i cadaveri disseminati nelle strade. Eppure in qualche modo la gente comune deve poter provare un certo senso di calma, di sicurezza, e così ecco che per il Capodanno viene celebrata una festa tanto grande da lasciare strascichi per tutta la settimana successiva. Poi tutto torna alla solita decadenza: le strade si svuotano, la gente scivola nelle notti tranquille per gustarsi qualche proiezione al cinema e alla fine si concede una passeggiata in riva al fiume, forte della certezza che il mostro di Shanghai sia morto. Juliette Cai quella sera si trova nella Sala Uno scrutando gli avventori in cerca del mercante per cui è lì. Ha saputo di quel compito assegnatole solo all’ultimo momento, e così si è dovuto accontentare di un posto sulla balaustra, luogo rialzato che le permette di mantenere un certo controllo su ciò che le accade sotto i piedi, ma comunque troppo lontano affinché possa davvero tallonare e controllare chi di dovere. Al di là della posizione non ottimale, ad annebbiare ancor di più l’umore terso di Juliette ci pensa la mezza ramanzina subita da sua cugina: rispondere in modo violento in faccia a politici di ogni genere al punto di farsi richiamare da Lord Cai, evento più unico che raro per la giovane, non può che essere il segno di un cambiamento in arrivo. Cambiamento che Juliette sembra non voler vedere, almeno fin quando nella platea sottostante, proprio mentre le luci si spengono, fa la sua comparsa Roma Montagov. La faida tra la Gang Scarlatta e i Fiori Bianchi ha in quel tempo rotto gli argini del controllo, l’unica cosa che ora importa ai membri è l’onore. E la vendetta. Vendicarsi delle morti subite mentre si cerca una risposta che Juliette Cai non vuole dare, neppure a sua cugina...

Il volume conclusivo della duologia di Chloe Gong ispirata al Romeo e Giulietta di Shakespeare è un susseguirsi di eventi in parte prevedibili e in parte sorprendenti, ma perché tutto sommato insensati. Certamente conoscere l’opera dello scrittore inglese permette di seguire assai meglio la narrazione, questo perché l’intera trama ricalca in più parti il classico cui è ispirata. Il problema però si trova nel fatto che spesso e volentieri i fatti qui accadono perché è necessario che accadano, non c’è una vera e propria connessione tra loro, una logica consequenziale: semplicemente sono necessari all’autrice nell’economia del plot. Ecco perché fatti accaduti diverse pagine indietro a cui è stato dato pochissimo spazio vengono poi ripresi come fossero diretta causa di qualcosa di nuovo, dando quasi l’impressione che la Gong si sia ricordata in extremis di aver inserito un determinato evento che era previsto avesse una ripercussione ampia nella storia e quindi adegui in fretta e furia il succedersi degli eventi. Va detto però che rispetto al primo volume questo presenta almeno sul piano dello studio dei personaggi un certo miglioramento: sono più a tutto tondo, più credibili. Juliette, pur mantenendo alcuni tratti “fastidiosi” e irrealistici, riesce meglio a farsi amare dal lettore, che empatizza con lei più facilmente. Il finale poi è interessante, sebbene un filo stiracchiato.