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Per quest’anno le rondini non tornano

Per quest’anno le rondini non tornano

Claudia ha ventidue anni, pensa e si lamenta troppo e vive in un palazzo straripante di gente sconclusionata. C’è la sciura Corbucci, che passa la sua vita a osservare il mondo dallo spioncino della sua porta, o l’Uomo Lupo che, nelle notti di luna piena, ulula tutto il suo disappunto. Ma il vero covo di matti è la sua stessa famiglia, i Deodati: un fratello maggiore sempre al posto sbagliato nel momento sbagliato, due fratellini adottivi meglio conosciuti come “gli animali” e i genitori. Cosa impedisce alla giovane donna di impazzire? I suoi amici: Stefano e Federico, il bianco e il nero, due facce assolutamente stralunate della stessa, folle medaglia. Claudia, però, ha un brutto vizio che non riesce proprio a togliersi: mette sempre prima gli altri, mai sé stessa. È anche per questo che si ritrova a insegnare lezioni di vita vissuta ai fratellini, a preparare migliaia di panini con la Nutella o se, quando è con Federico, passa il suo tempo su un davanzale, aspettando che le rondini tornino. C’è una sola cosa che può spingere a Claudia a guadagnarsi una vita propria: l’amore. Quello da batticuore, pensieri che la tengono sveglia la notte e mille paranoie. In un palazzo che è come una grande famiglia allargata, Claudia si fa a mano a mano strada nel mondo, senza mai dimenticarsi degli altri, con il suo cuore perennemente in affanno e un sano tocco di ironia che la contraddistingue…

Per quest’anno le rondini non tornano è una bella scoperta, in tutti i sensi. Lo è lo stile della promettente Giuliana Dea, dal quale traspare il suo lavoro nell’ambiente della sceneggiatura. Ogni scena è, allo stesso tempo, veloce, ma molto ben raccontata, con un risultato finale estremamente cinematografico. Il lettore è immerso nell’esperienza di lettura e finisce catapultato nella periferia milanese, all’interno dello strambo palazzo che è il cardine di questa storia così particolare. I personaggi sono veri, ben delineati, con pregi e tanti difetti che li rendono umani, ma mai scontati. Menzione d’onore a Federico, il ragazzo che passa la sua vita aspettando le rondini, quello che, citando Claudia, “arrivi se qualcuno ti aspetta, ma se nessuno ti aspetta non hai motivi per arrivare”. Per il lettore sarà estremamente naturale affezionarsi a questa banda strampalata, facendo il tifo quando le cose vanno bene e soffrendo quando, invece, c’è un ostacolo che impedisce loro di correre come dovrebbero. È un romanzo completo, in cui si ride tanto grazie alla prospettiva dissacrante di Claudia, una specie di voce fuori campo perennemente in lotta con sé stessa e con il mondo, ma non solo. L’autrice lascia anche spazio alla riflessione, al dolore, ma lo fa con un tocco straordinariamente umano, come se questa storia le appartenesse, come se di costruito non ci fosse alcunché. In sostanza, un libro che va letto perché colpisce, strappa una risata e qualche lacrima e insegna che, in fondo, la parte più bella di quando qualcosa succede è l’attesa.