Salta al contenuto principale

Quest’anno poche rose in Ucraina

questannoprocheroseinucraina

Ci sono eventi che segnano più di altri il corso della storia. Avvenimenti che sconvolgono, che mettono in crisi certezze consolidate, che inquietano profondamente. Tale è l’attuale conflitto in Ucraina, diverso da tanti altri perché esploso alle porte dell’Europa, ed anche per i modi, i tempi, i protagonisti che sono attualmente in lizza. Impossibile restare dunque indifferenti. Vale per l’uomo comune ed ancor più per chi scrive, magari in versi. Ecco dunque un’amara denuncia, in versi appunto, sia pure in versi che hanno una connotazione prosastica, della follia che aleggia intorno al conflitto bellico. Giorno dopo giorno, man mano che le tragiche e notizie arrivano dal fronte, si leva la voce dolente e sgomenta, spesso scandalizzata e risentita, di chi denuncia il dilagare della logica illogica del bellicismo. Con le consuete, tremende conseguenze: la corsa al riarmo; l’eclissi dell’umanesimo; il sordido montare di interessi contrapposti ad alimentare, in un cupo crescendo, una corsa che sembra inarrestabile verso l’apocalisse. Comunque vada, non ci saranno vincitori. E nella bancarotta di tutti i valori, rischia di trionfare la scellerata ragion economica che tutto sta travolgendo…

Franco Arminio, scrittore, poeta, giornalista, seguendo l’onda delle emozioni, prende vigorosamente posizione contro i luoghi comuni fioriti intorno al conflitto in Ucraina. Senza rinunciare ad una lucida denuncia dei fattori che hanno determinato l’attuale situazione: a cominciare dal trionfo di un capitalismo disumanizzante, nel cui nome l’umanità si sta perdendo. Tutto ciò viene fatto scegliendo un mezzo espressivo apparentemente non adatto, quale è la poesia. Ma l’autore riesce a cogliere nel segno nel momento in cui confeziona versi che scolpiscono efficacemente immagini di grande impatto: le rose che non fioriranno in Ucraina, simbolo del flagello che travolge la natura come gli uomini e le cose; i serpenti che addentano le caviglie, mentre i sinistri bagliori della morte si stagliano in città e in campagna. A saldare le varie composizioni ci sono poi incisivi interventi in prosa, come quello in cui, in modo accorato ci si appella a Putin affinché fermi la macchina bellica. Un appello, si può dire oggi, purtroppo caduto nel vuoto.